Caso Noventa: l’avvocato di Manuela Cacco chiede l’assoluzione

Isabella Noventa- Immagine presa dal Web

Continua il processo per l’omicidio di Isabella Noventa, cinquantacinquenne di Albignasego (Padova), uccisa la notte tra il 15 ed il 16 gennaio 2016. Indagati per l’omicidio della donna ci sono i due fratelli Sorgato (Debora e Freddy) e Manuela Cacco, tabaccaia di Camponogara. Nel corso di questo anno e mezzo di indagini i tre indagati hanno provato in tutti i modi a sviare la polizia, ma alla fine sono stati incastrati da una serie di intercettazioni che ne hanno dimostrato la colpevolezza.

Nell’udienza del 30 maggio, l’avvocato di Manuela Cacco, Alessandro Menegazzo, ha provato a discolpare la sua assistita chiedendone l’assoluzione: la tesi propugnata dal legale è stata quella della debolezza, secondo lui, infatti, Manuela era una vittima nelle mani dei Sorgato. Questi approfittavano del suo carattere docile per manipolarla e farle fare tutto ciò che volevano, e lei non osava opporsi o chiedere il motivo di tali richieste. Menegazzo ha aggiunto che la sua assistita non sapeva nulla la notte dell’omicidio e che Manuela non è a conoscenza dell’ubicazione del corpo di Isabella Noventa. Sembra inoltre che Debora Sorgato l’abbia minacciata più volte attraverso terzi per non farla parlare.

Difficile che il giudice accolga la richiesta dell’avvocato difensore, anche se le rivelazioni della Cacco hanno permesso agli inquirenti di individuare il vero movente che si cela dietro la persecuzione e l’assassinio di Isabella. Grazie alla sua testimonianza, infatti, è stata smontata l’ipotesi del gioco erotico andato a male e si è scoperto che Debora Sorgato provava una forte invidia nei confronti della vittima e che prima di procedere all’assassinio l’aveva tormentata con lettere anonime di minaccia.

Sebbene le intercettazioni lascino pochi dubbi sulla sorte di Isabella, gli inquirenti non sono ancora riusciti a trovare il suo cadavere, le ipotesi erano due: la prima che il corpo fosse stato fatto a pezzi e gettato nell’immondizia, la seconda che il cadavere fosse stato gettato nel Brenta. Le indagini hanno permesso di escludere la prima ipotesi, ma nonostante le ricerche il corpo non è stato ancora trovato e gli indagati non sono intenzionati a confessare la sua ubicazione.

F.S.