Totò Riina è malato: non viene esclusa la scarcerazione

Totò Riina (foto dal web)

Il boss mafioso Totò Riina, ormai 86enne, sta sempre peggio e per questo ora la Cassazione apre alla possibilità del differimento della pena o, in subordine, della detenzione domiciliare, come richiesto dai suoi avvocati. Questo significa, in sostanza, che viene aperta la strada a una scarcerazione del ‘capo dei capi’ di Cosa Nostra, arrestato nel 1993. A marzo 2014, mentre era detenuto nel carcere milanese di Opera, Totò Riina era stato portato d’urgenza in ospedale a causa, a quanto pare, di un’intossicazione. Sulle sue condizioni di salute e su quelle dell’altro boss di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano, poi deceduto, si era così aperto un ampio dibattito, in particolare sull’idoneità alla detenzione carceraria.

“Il dato del ricovero conferma la gravità della situazione e conferma l’assurdità delle condizioni in cui Totò Riina viene mantenuto in detenzione”, erano state le parole di Luca Cianfeoni, legale del boss, che peraltro aveva poi subito un altro ricovero e che di recente ha visto le sue condizioni aggravarsi di molto. Ora la Cassazione accoglie il ricorso degli avvocati dell’ex capo di Cosa Nostra contro la decisione del tribunale di sorveglianza di Bologna, in quanto – si legge nella sentenza – i giudici avevano omesso “di considerare il complessivo stato morboso del detenuto e le sue condizioni generali di scadimento fisico”. Per il tribunale di sorveglianza, il quadro clinico di Totò Riina era monitorato costantemente, tant’è che frequenti sono stati di recente i ricoveri all’ospedale di Parma.

Per la Cassazione, invece, occorre verificare e motivare “se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità” da andare oltre la “legittima esecuzione di una pena”. Dalla sentenza del Tribunale di Sorveglianza, in sostanza, non sembra emergere come si possa ritenere compatibile con il senso di umanità della pena “il mantenimento il carcere, in luogo della detenzione domiciliare, di un soggetto ultraottantenne affetto da duplice neoplasia renale, con una situazione neurologica altamente compromessa”, che tra l’altro non riesce a stare seduto ed è esposto “in ragione di una grave cardiopatia ad eventi cardiovascolari infausti e non prevedibili”. Per la Cassazione, infine, “si deve al contrario affermare l’esistenza di un diritto di morire dignitosamente”.

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GM