Da qualche parte il Governo doveva pure cominciare per sistemare i giochi

Pier Paolo Baretta, quale sottosegretario al Ministero dell’Economia con delega ai giochi ed a tutti i casino online, non è mai stato così attaccato da quando ha la responsabilità di riordinare il mondo del gioco lecito: viene attaccato da tutte le parti in modo trasversale, ma certamente non gli mancano le armi per difendersi da questi vari attacchi – più o meno fondati – che vengono a scontrarsi con i suoi percorsi di riforma. Baretta è sicuro che le cose nel gioco non possono rimanere come si stanno vivendo ora.

E questo perchè così facendo si faranno vincere il proibizionismo, i pochi giganti del settore del gioco e la tanta illegalità. Questi tre protagonisti non devono sopraffare tutto ciò che di buono è stato fatto sino ad ora: non bisogna, oggi, perdersi d’animo e continuare in ciò in cui si crede giusto fare. L’intraprendere la diminuzione del prodotto gioco sul territorio a mezzo della eliminazione di parte delle apparecchiature da intrattenimento è stato il primo passo che l’Esecutivo si è sentito di fare, semplicemente perchè quel segmento di gioco è quello più presente sul territorio e quello che attira maggiormente il giocatore per la sua facilità di avvicinamento.

D’altra parte, il Governo per manifestare la propria serietà nella riforma del settore ludico da qualche parte doveva pure cominciare ed ha scelto, anche non ascoltando pareri autorevoli, di partire con la diminuzione di una discreta percentuale di macchinette. Poi, vi sarà in previsione qualche altro provvedimento anche se non è automatico che la riduzione delle slot machine produca un simultaneo spostamento dei giocatori verso le Vlt, ma in quel segmento si sta pensando ad una limitazione a 100 euro nell’inserimento di banconote. Le Vlt non c’è dubbio che non siano presenti come le slot che, ridotte del 34%, rimarranno a disposizione dei giocatori nella percentuale del 70% circa.

Quello che bisogna temere, in questo momento, ma cosa che sta già avvenendo da parecchi mesi, è lo spostamento del gioco verso l’online che è assai meno controllabile e che contempla veramente un sacco di siti illegali. Lo scorso anno, infatti, la Guardia di Finanza ne ha oscurati circa seimila e se ne deduce che in quel comparto servono migliori normative con ancora maggiori controlli. Certo, poi, bisognerà studiare gli altri giochi -visto anche che tutti lo richiedono- come i gratta&vinci, lotto, scommesse sportive: ma tra di loro vi sono delle differenze, quindi, intervenire non sarà semplice. Fino ad ora nessun Governo lo ha mai fatto e questa è indubbiamente la cosa più grave: Baretta si vuole assumere anche questo impegno alquanto impegnativo che ha necessità di tempo e la massima disponibilità di tutti gli interlocutori.

Quello che necessita sono regole nazionali nel settore del gioco, discorso che nessuno ha avuto il coraggio di affrontare prima d’ora: la grave colpa di tutta questa confusione è da attribuirsi, quindi, alla politica che ha aspettato troppo per intervenire. Baretta, per ora, ha ben chiaro che un’offerta ridotta e più qualificata avrà la funzione di salvare il gioco legale ed anche tutto ciò che gira attorno al suo mondo, ma per salvare capra e cavoli (quindi lavoro e produzione) bisognerà guardare avanti e riorganizzarsi gestendo i problemi, pensando anche a nuovi modi di stare nel mercato. Se non si farà così, il gioco cadrà in pezzi, ma non sarà più possibile, poi, ricostruirlo e tornare a giocarvi.