Mogadiscio sotto attacco jihadista: prima la bomba, poi la sparatoria

(foto dal web)

Torna il terrore in Somalia, dove un kamikaze ha fatto esplodere l’autobomba che stava guidando all’esterno di un ristorante a Mogadiscio, capitale del tormento Paese africano. Successivamente, è iniziato un conflitto a fuoco tra forze di sicurezza e un gruppo di terroristi islamici al Shabaab, i quali dopo l’attentato si sono asserragliati nel ristorante ‘Pizza House’, prendendo in ostaggio alcune persone. Al momento, il bilancio è di almeno diciotto morti, ma sembra che sia destinato ad aggravarsi.

Affianco al ristorante, c’è un hotel, il Posh Treats, che è frequentato dall’elite somala e dà lavoro a molti dipendenti stranieri. Questo – secondo la polizia locale – sarebbe il secondo edificio colpito. Si parla di cecchini di al Shabaab che sparano contro i militari che hanno posto sotto assedio le due strutture e che provano a salire al primo piano del ristorante. Il capitano Mohamed Hussein ha messo in evidenza come non sia la prima volta che i terroristi islamici a Mogadiscio prendono di mira i locali frequentati dalla borghesia somala e dagli stranieri. Lo scorso anno, un attacco contro civili messo in atto per uccidere quante più persone possibili è stato portato a termine dai terroristi di Al-Shabaab in un hotel e in un ristorante della capitale somala.

La Somalia, nelle scorse settimane, ha dovuto fare i conti con una vicenda estremamente grave: Abbas Abdullahi Sheikh Siraji, 31 anni, ministro per i Lavori pubblici, è stato ucciso nei pressi del palazzo presidenziale di Mogadiscio, per errore dalle guardie di un altro alto funzionario. Il politico era il più giovane ministro del governo insediato a Mogadiscio lo scorso marzo, ed era cresciuto nel campo profughi Dadaab, in Kenya, il più grande al mondo. Aveva studiato a Garissa e Nairobi, ed era tornato a Chisimaio, nel Sud della Somalia, nel 2011.

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GM