Caso Mollicone: incredibile svolta nelle indagini

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Colpo di scena nell’indagine sull’omicidio di Serena Mollicone: dopo sedici anni dalla morte della studentessa nella caserma si è scoperto che la ragazza era entrata viva ed uscita morta. A riferire questa informazione è stato il brigadiere Tuzzi, poi morto suicida, ma anche una perizia calligrafica che dimostra che l’accesso di Serena alla caserma era stato segnato  nell registro di ingresso. Il documento era stato nascosto all’interno dell’edificio, e da questo erano stati cancellati nome e cognome della vittima in maniera maldestra, la perizia dimostra che ad annotare l’orario d’ingresso e le generalità fosse stato proprio il brigadiere Tuzzi.

A questa rivelazione se ne aggiunge un’altra, sembra che ad aver ucciso Serena sia stato L’ex comandante della Caserma, il maresciallo Franco Mottola, con la complicità del figlio e della moglie. A scriverne in esclusiva è il settimanale Giallo in un articolo molto approfondito curato da Gian Piero Fiore. Nell’articolo in questione, uscito ieri in edicola, si legge: “Quello che si è sempre sospettato, è la realtà: nuove analisi scientifiche avrebbero finalmente consentito di accertare che Serena Mollicone venne uccisa proprio all’interno della caserma”.

Fiore sottolinea che si è giunti a questa conclusione grazie alla perizia di Cristina Cattaneo, la stessa anatomopatologa che ha permesso di isolare il DNA chiamato ‘Ignoto 1’ sul corpo della piccola Yara Gambirasio, quindi spiega l’andamento delle indagini: “Cristina Cattaneo per sedici mesi ha esaminato il cadavere della povera Serena e ha appurato un particolare importantissimo: le lesioni presenti sulla sua testa sono compatibili con lo sfondamento di una delle porte di un alloggio della stazione dei carabinieri di Arce, all’epoca disabitato”.

A convincere gli inquirenti ad esaminare la stanza era stata l’insolita richiesta del maresciallo Mottola di fare pulire immediatamente quell’ambiente il giorno dell’omicidio. Ma se l’impronta della testa è servita a provare la presenza di Serena nella stanza, un altra impronta (il calco di una mano) trovata nella porta della stanza inchioda la famiglia: “Agli indagati è stato fatto un calco della mano e, comparandolo con il segno lasciato sulla porta, è risultato che il pugno corrisponde esattamente alla mano di uno dei tre”.

F.S.