Ricorso alla Figc: “Mio figlio non deve giocare a calcio”

(Pixabay)

Un matrimonio fallito, la separazione e un genitore che pretende di poter impedire al figlio di giocare al calcio: questi gli ingredienti di una vicenda che si è verificata nella zona di Mirano, nel veneziano. Il ragazzo ha 17 anni e gioca in una formazione juniores, suo padre ne ha 50 e dopo vari avvertimenti alla società in cui milita il figlio ha deciso di presentarsi una sera sul campo di allenamento. L’uomo è andato oltre e così l’adolescente si è ritrovato suo malgrado coinvolto in un processo sportivo alla Figc, accusato di aver giocato con tesseramento irregolare.

Da anni, infatti, il suo cartellino Figc viene firmato solamente dalla madre, mentre per i giocatori minorenni servirebbero le firme di entrambi i genitori. Ma se la donna non si fa troppi problemi nell’acconsentire al figlio di giocare a calcio, il suo ex marito – dal 2009 ad oggi – si è sempre rifiutato di avallare questa passione. La mamma del 17enne, in questi anni, ha sempre presentato alla federazione il verbale che attesta la separazione e sembrava tutto a posto. Il caso è invece esploso nella stagione sportiva appena conclusa, quando dopo la prima partita giocata a settembre, è arrivata una comunicazione della federazione. Secondo la Figc, il minore – che in quel periodo aveva ancora 16 anni – non giocava regolarmente, proprio perché mancava la firma di suo papà.

Arriva così la squalifica per una giornata, seguita da due mesi di stop perché la posizione non è stata comunque regolarizzata. Si arriva così a novembre, quando il padre si convince a firmare. Non è però finita qui: da lì a breve sarà la Procura federale Figc a deferire il ragazzino, richiedendo anche che venga inibito per venti giorni il presidente della società. Multa anche alla squadra: 100 euro per il mancato controllo. La voglia di giocare è però troppo forte, tant’è che l’adolescente si trova un avvocato e fa ricorso. Finalmente, lo scorso 30 maggio, il tribunale federale veneto, riunito a Marghera, ha assolto sia lui che il suo club, riconoscendo che vista la situazione la firma della madre era più che sufficiente.

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GM