Napolitano, lo scandalo della maxi scorta arriva in Parlamento

Giorgio Napolitano (Photo by Camilla Morandi – Corbis/Corbis via Getty Images)

Il caso sembrava finito lì. La polemica per i 45 agenti della scorta dell’ex presidente della Repubblica Napolitano sembrava essersi smorzata con le dichiarazioni dello stesso Napolitano: “La sicurezza del Presidente emerito Giorgio Napolitano viene garantita con gli stessi criteri e con le stesse modalità utilizzati per tutte le persone assoggettate a tutela e, comunque, con un numero di persone di gran lunga inferiore rispetto aquello indicato nell’articolo che non ha pertanto riscontro nella realtà”. Invece il caso, creatosi con l’inchiesta del quotidiano Il Tempo, è montato e ora dovrebbe approdare in Parlamento.

Tra i più agguerriti contro Napolitano Andrea Colletti, deputato del Movimento 5 Stelle: “Crede di disporre dell’ Italia come vuole e, come ha dimostrato qualche giorno fa sulla legge elettorale, anche dei gruppi parlamentari. Chiederemo a chi se ne occupa in Commissione di scoprire le motivazioni: se si tratta di pericoli reali o solo un vezzo di chi si vuol sentire ancora in carica”. Gasparri ha spiegato che al massimo bastano sette agenti di scorta e che se quei numeri sono veri non hanno alcun senso. Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ha poi aggiunto: “Non ho mai fatto uso di auto blu e scorta quando ne avevo. Penso, a maggior ragione, che in assenza di minacce esplicite di terrorismo o mafia, nessuna carica dello Stato debba beneficiare di una tale misura”. Secondo lui, quando un compito istituzionale è stato portato a termine “si deve tornare a essere semplici cittadini”.

F.B.