Milioni di italiani sono ‘esclusi’ dal sistema sanitario pubblico

(RENATO ESPOSITO/AFP/Getty Images)

La sanità italiana sta vivendo una situazione davvero complessa: emerge in maniera nitida dal VII rapporto sulla sanità realizzato dal Censis in collaborazione con la compagnia assicurativa Rbm. Risulta così che lo scorso anno dal servizio sanitario pubblico sono rimaste ‘escluse’ ben 13,5 milioni di persone. Si parla inoltre di oltre un italiano su cinque, ovvero il 22,3%, che non riesce a far fronte alle spese sanitarie che deve sostenere per ottenere le cure necessarie. Appena dieci anni fa, questa percentuale era appena del 7,8%. In sostanza 9 milioni gli italiani hanno dovuto rinunciare alle cure per motivi economici. Si tratta di malati cronici, persone a basso reddito, donne e non autosufficienti.

“Mancano dai 20 ai 30 miliardi di euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali da parte del sistema sanitario del nostro paese”, è l’allarme che lancia il consigliere delegato di Rbm Assicurazione Salute, Marco Vecchietti, il quale spiega come parte di quei fondi “potrebbero essere recuperati rendendo obbligatoria la sanità integrativa per tutti i cittadini, come già avvenuto in Francia, dove grazie ad un sistema di assicurazioni sociali aggiuntivo al sistema pubblico è possibile curarsi liberamente nelle strutture sanitarie che garantiscono qualità e tempi di accesso immediati”. Nel rapporto, presentato in occasione del Welfare day, viene messo in luce che i 2/3 degli “espulsi” dal sistema sanitario sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, le donne e i non autosufficienti.

Inoltre, quasi 8 milioni di italiani hanno dovuto utilizzare per le proprie spese sanitarie tutti i propri risparmi arrivando anche a indebitarsi con parenti, amici o presso banche e istituti di credito vari. Vecchietti ricorda ancora: “Nove le voci di spesa per le quali si fa più fatica ad avere accessibilità alle cure: al primo posto le visite specialistiche (74,7%), seguite dall’acquisto dei farmaci o dal pagamento del ticket (53,2%), per proseguire con gli accertamenti diagnostici (41,1%), l’odontoiatria (40,2%), le analisi del sangue (31%), lenti e occhiali da vista (26,6%), le prestazioni di riabilitazione (14,2%), protesi, tutori, ausili vari (8,9%), e per concludere le spese di assistenza sociosanitaria”.

Prosegue il consigliere delegato di Rbm Assicurazione: “Sanità deve essere sinonimo di inclusione ed equità, non serve continuare a difendere un universalismo di facciata dietro al quale si celano profonde diseguaglianze e livelli decrescenti di assistenza”. In questa situazione, appena un italiano su cinque riesce a tutelarsi attraverso una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio contratto di lavoro o dalla propria azienda o stipulata individualmente. In Francia, questa formula viene utilizzata da quasi la totalità della popolazione, in Germania da un tedesco su tre. Da questi dati arriva così l’appello al premier Gentiloni e al ministro Lorenzin affinché pubblico e privato lavorino insieme per una sanità più equa e inclusiva, attraverso la costruzione di un secondo pilastro sanitario complementare per tutti i cittadini (modello francese).

Viene proposta inoltre l’esternalizzazione di alcune assistenze che invece di accettare passivamente la rinuncia alle cure da parte di 13,5 milioni di italiani – per la gran parte a basso reddito – promuova un’assunzione di responsabilità per i cittadini con redditi più alti, stimati intorno ai 15 milioni di cittadini, mediante l’assicurazione privata della totalità delle loro cure sanitarie. Questo significherebbe un risparmio previsto di spesa sanitaria pubblica dai 18,5 miliardi di euro a 3,1 miliardi annui, che verrebbero investiti a favore dei cittadini più bisognosi, sia a livello economico che di salute.

Vecchietti ha dunque concluso: “È giunto il momento di scrivere nuove regole che possano preservare i fondamentali del nostro Sistema Sanitario, garantendo una risposta sicura per la nostra Salute e per quella delle future generazioni. In quest’ottica auspico che anche la paventata riforma dei ticket allo studio del ministro Lorenzin tenga ben presente che un Secondo Pilastro Sanitario può rappresentare un’importante leva aggiuntiva per le policy in ambito sanitario del nostro Paese senza la quale fare i conti sarà sempre più difficile. Non a caso, per tornare all’esperienza della Francia, in quel contesto una delle funzioni principali è proprio quella di rendere più equa e progressiva la quota di compartecipazione a carico dei cittadini”.

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GM