Bambina uccisa 5 anni fa, l’appello della famiglia: “Diteci dov’è il corpo”

La famiglia di April Jones, una bimba di 5 anni uccisa dopo essere scomparsa nel 2012 e mai ritrovata, continua ad appellarsi al suo assassino per scoprire dove si trova il corpo. April era scomparsa cinque anni fa dalla sua tranquilla cittadina di Machnylleth, in Galles, e il suo caso è diventato uno dei più complicati nella storia della polizia britannica. L’ex bagnino 46enne Mark Bridger è stato successivamente accusato del suo omicidio. L’uomo ha poi confessato di averla caricata sulla sua auto, ma ha anche affermato di non ricordare dove abbia portato il copro esanime della bambina poiché intontito dall’abuso di alcool e dal panico. Il 30 maggio 2013 è stato dichiarato colpevole di rapimento, omicidio e pedofilia ed è stato condannato all’ergastolo. A 5 anni di distanza, in un nuovo documentario che esamina il caso la famiglia di April si rivolge nuovamente all’assassino per scoprire dove si trovano i resti della figlia. Il documentario, in onda sul canale britannico Channel 5, mostra delle interviste fatte alle persone vicine ad April, tra cui la madre e la sorella.

Una legge in memoria di April

La madre Coral dichiara: “Non credo che sapremo mai dove si trovano i resti di April. Vorrei saperlo, vorrei che un giorno tu abbia il cuore di dirci dove si trova”. La sorella Jazmine aveva 16 anni al momento del rapimento e dell’omicidio e si rifugiò nell’alcool: “La tua mente si blocca e tutto ti sembra orribile. “C’è sempre quel senso di colpa che ti fa pensare che, in quanto sorella maggiore, dovresti proteggere la tua sorellina, c’è sempre il pensiero che avrei dovuto essere lì per poterla aiutare. Per molto tempo ho pensato che sarebbe stato meglio se fossi morta io al posto suo. Ho cominciato a bere, non sapevo più chi fossi e non volevo essere collegata ad April. Non volevo essere la sorella maggiore della bambina uccisa. Non c’era un modo per esprimere il mio dolore, dunque nessuno poteva aiutarmi e bere fu l’unico modo per inghiottire anche i problemi”. La famiglia di April ha combattuto a lungo affinché venisse approvata una legge che garantisca maggiore sicurezza, denominata April’s law. Una legge che è stata anche dibattuta in parlamento, quando Coral incontrò l’allora primo ministro David Cameron. Se riuscissi a smettere di sentirmi in colpa, sarebbe già qualcosa” – spiega Jazmine – “Se potessimo salvare anche solo un bambino grazie alla memoria di April, avremmo fatto qualcosa di buono. Impedire che un’altra famiglia viva un simile dramma sarebbe l’eredità di April”.

S.L.

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