Clinica degli orrori: annullato l’ergastolo all’ex primario Brega Massone

(Websource / archivio)

Niente ergastolo per Pier Paolo Brega Massone. L’ex primario della “Clinica degli orrori” accusato di aver provocato la morte dei suoi pazienti sottoponendoli a inutili interventi, effettuati per ottenere i rimborsi del Servizio sanitario nazionale, ha visto la sua condanna annullata dalla Corte di Cassazione. Secondo i giudici, gli episodi in questione non configurano un omicidio volontario, per cui va riqualificata la pena inflitta al medico. Più esattamente Massone, già primario di chirurgia toracica della clinica Santa Rita di Milano, non ha commesso “omicidi dolosi, né volontari”. Il riferimento è ai quattro anziani portati in sala operatoria per “interventi inutili”.

E’ stato dunque annullato il verdetto emesso il 21 dicembre 2015 in appello. Quel giorno, prima che i giudici si ritirassero in Camera di Consiglio, l’ex primario era intervenuto in aula per lanciare un ultimo appello. “Non sono un serial killer, la mia priorità è sempre stata quella di dare ai pazienti la sicurezza”. Un estremo tentativo di difesa che tuttavia non gli servì ad evitare la conferma della condanna all’ergastolo. L’unico a essere assolto in quell’occasione, “perché il fatto non costituisce reato”, fu un medico della sua équipe, Marco Pansera, condannato in 1° grado a 26 anni e 2 mesi di carcere. L’ex braccio destro di Brega Massone, il chirurgo Fabio Presicci, ottenne invece una riduzione della pena da 30 a 25 anni.

Una vicenda lunga e intricata
A Brega Massone erano già stati inflitti in via definitiva 15 anni e mezzo di carcere per truffa. A suo carico un’ottantina casi di lesioni nel primo filone processuale. In 2° grado era stato condannato al carcere a vita con isolamento diurno per 3 anni. I giudici lo avevano riconosciuto colpevole dell’uccisione di Giuseppina Vailati, 82 anni, Maria Luisa Scocchetti, 65, Gustavo Dalto, 89, e Antonio Schiavo, 85. Tutti anziani portati, secondo l’accusa, in sala operatoria senza alcuna giustificazione clinica, al solo fine di “monetizzare” i rimborsi del sistema sanitario nazionale per la clinica convenzionata.

“Era una ingiustizia abnorme e la Cassazione è intervenuta con serietà e raziocinio” ha commentato a caldo l’avvocato Titta Madia, che con il collega Luigi Fornari difende l’ex chirurgo toracico. Il legale non ha aggiunto altro, in attesa di leggere le motivazioni. Ha però riferito di aver sentito la moglie del suo assistito, la quale, appresa la notizia, si è messa a piangere per la gioia. La Suprema Corte trasmetterà ora gli atti alla magistratura milanese, affinché il medico venga giudicato da un nuovo collegio di secondo grado, che dovrà riqualificare il reato e rimodulare la pena.

TUTTE LE NEWS DI OGGI

EDS