Bossetti, l’ultima mossa dei legali: “Yara portata lì dopo”

Massimo Bossetti (foto dal web)

Si aprirà domattina il processo d’Appello che vede imputato Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della giovane Yara Gambirasio. Gli ultimi giorni sono stati caratterizzati dalle prese di posizione di Ester Arzuffi, madre dell’uomo. La settimana scorsa aveva insistito sul fatto di non aver mai avuto rapporti sessuali con Giuseppe Guerinoni, ritenuto il padre naturale del presunto assassino della ragazzina di Brembate di Sopra. Poi aveva ulteriormente difeso il figlio. Ester Arzuffi in un’intervista tv è tornata a parlare di Marita Comi, la moglie di Bossetti, attaccandola: “Non mi ha mai creduto sulla questione della paternità di Massimo, sin dall’inizio, dalla prima sera quando mi ha additata: mi dica la verità, mi dica la verità”.

In queste ore, però, l’attenzione si sta concentrando su quelle che saranno le mosse della difesa di Massimo Bossetti nel processo d’Appello. Secondo quanto scrive ‘Il Fatto Quotidiano’, i legali punteranno molto su una fotografia satellitare scattata sul campo di Chignolo d’Isola il 24 gennaio 2011, prima la scoperta del cadavere di Yara Gambirasio. Perché si tratta di un elemento importante lo spiega lo stesso avvocato di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni, sottolineando come quello scatto  dimostra che “a fine gennaio il cadavere di Yara non era nel campo”.

In sostanza, se venisse accertato che il corpicino privo di vita di Yara Gambirasio non è rimasto per tre mesi in quel campo, si tratterebbe di un elemento che potrebbe scagionare Bossetti. L’avvocato Salvagni ha ribadito che “c’è in ballo la sua vita”, spiegando di essere stato in carcere a trovare Bossetti – che in questi ultimi mesi è molto dimagrito – e di averlo visto “concentrato e teso”, ma anche “fiducioso che possa ottenere giustizia”.

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GM