I genitori di Charlie: “Fatecelo almeno portare a casa” -VIDEO

(Websource/archivio)

“Per mesi ci siamo detti che se le cose fossero andate così sarebbe l’avremmo portato a casa. E ogni giorno abbiamo promesso al nostro bambino che lo avremmo fatto, perché questa era la promessa che avremmo dovuto mantenere”. Inizia così lo straziante messaggio dei genitori del povero Charlie Gard, il bambino di dieci mesi affetto da una rara sindrome, al quale oggi starà staccata la spina del macchinario che lo tiene in vita per decisione dei giudici.

“Vogliamo fargli il bagno, sederci sul divano con lui, dormire insieme nel letto – dice il papà del piccolo – metterlo nella culla, dove non ha mai dormito. Tutto questo ora ci viene negato. Ieri c’è stato un incontro per discutere di tutte le opzioni, abbiamo detto che ci sarebbe piaciuto portarlo a casa, e se non fosse stato possibile, in una struttura per i malati terminali. Non ci hanno detto che sarebbe dovuto morire il giorno seguente in quel centro”.

“Ci è stato detto che non potevano portarlo a casa – prosegue la madre del bambino – e così ci siamo offerti di pagare noi, privatamente, ma ci hanno risposto che questa non era un’opzione da prendere in considerazione”.

“Noi e soprattutto Charlie siamo stati terribilmente abbandonati lungo tutto il processo”, avevano detto ieri i genitori, aggiungendo che il piccolo “ci lascerà sapendo di essere stato amato da migliaia di persone”.

F.B.