Un tweet di Papa Francesco allunga la vita al piccolo Charlie – VIDEO

Al piccolo Charlie Gard, il bambino di 10 mesi affetto da una rara malattia e destinato a morire, è stato concesso qualche giorni in più di vita da parte dei medici dell’ospedale di Londra in cui è ricoverato, il Great Ormond Street Hospital. I medici hanno dunque deciso di non procedere con l’eutanasia, nonostante una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo li avesse autorizzati a procedere. Un portavoce dell’ospedale ha spiegato che il personale ha ritenuto più giusto concedere un po’ di tempo in più ai genitori del piccolo Charlie per stare insieme al loro piccolo: “Insieme a loro stiamo mettendo in atto gli interventi per assicurare la sua assistenza, e per dare loro più tempo insieme come famiglia. Chiediamo di concedere alla famiglia e al nostro staff un po’ di spazio e di privacy in questo difficile momento”. Alla questione del resto si è interessata moltissimo anche la Chiesa Cattolica, con Papa Francesco che in prima persona, attraverso Twitter, ha manifestato il proprio dissenso nei confronti dell’eutanasia.

La vita è sacra

Pur non facendo nomi, il riferimento alla vicenda del piccolo Charlie è evidente: “Difendere la vita umana, soprattutto quando é ferita dalla malattia, é un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo” – ha scritto il pontefice nella serata di ieri. Parole che hanno fatto eco alle dichiarazioni di monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che nel pomeriggio aveva lanciato un accorato appello citando la Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II: “Dobbiamo compiere ogni gesto che concorra alla sua salute e insieme riconoscere i limiti della medicina. Va evitato ogni accanimento terapeutico sproporzionato o troppo gravoso. Va rispettata e ascoltata anzitutto la volontà dei genitori e, al contempo, è necessario aiutare anche loro a riconoscere la peculiarità gravosa della loro condizione, tale per cui non possono essere lasciati soli nel prendere decisioni così dolorose”.

L’intervento del Papa era da giorni richiestissimo da migliaia di persone sui social network: il sostegno degli utenti italiani in particolare ha fatto il giro del mondo dopo che è stato lanciato l’hashtag #JeSuisCharlieGard, un richiamo evidente al chiacchieratissimo #JeSuisCharlie divenuto virale nel gennaio 2015 dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo a Parigi. La sollevazione popolare ha avuto un ruolo decisivo nella vicenda del piccolo Charlie, ricoverato in uno degli ospedali pediatrici più famosi al mondo e dunque molto attento a non rovinare la propria reputazione oltre che a non rinunciare alle generose donazioni caritatevoli della comunità.

S.L