La vera storia del Koh-i-Noor, il famoso diamante della Corona inglese

Koh-i-Noor

E’ solamente il 90esimo diamante più grande al mondo, ma è decisamente il più famoso e travagliato. Il Koh-i-Noor è conservato nella Torre di Londra, incastonato nella corona di Elizabeth Bowes-Lyon, la Regina Madre. Dietro alla sua bellezza accecante ci sono intrighi e guerre. Il suo viaggio verso Londra ha comportato l’omicidio di vari monarchi, torture, lo spodestamento e l’esilio di un re di 10 anni. Nonostante le continue richieste di restituzione da parte del governo indiano e di quello pachistano, resta a Londra. Il Koh-i-Noor, che letteralmente significa “montagna di luce”, è un diamante bianco di 105 carati e ha un valore di circa 140 milioni di euro.

La storia del diamante “sfortunato”

La preziosissima gemma probabilmente è stata estratta intorno al 1300 dalla miniera di Kollur, nello stato di Andhra Pradesh, ed è poi stato oggetto di scambio, di guerra e di leggende tra cui quella secondo cui porterebbe sfortuna agli uomini che lo posseggono, mentre sarebbe invece un talismano per le donne. Il famoso diamante inizialmente è appartenuto alla dinastia Kakatiya, che l’hanno poi ceduto alla dinastia turca Khalji. Nel corso dei decenni la pietra è transitata per le mani dei Mughal indiani, degli iraniani, degli afghani e delle comunità sikh finchè, nel 1739, il sovrano persiano Nader Shah ha invaso la capitale dell’allora regno Mughal, Delhi, oggi capitale indiana. Saccheggiando la città e portando via il più sontuoso trono mai costruito, il Trono dei Pavoni: “Un seggio che era costato quattro volte il Taj Mahal e riuniva le più belle e straordinarie gemme mai raccolte dai Mughal in tutta l’India”, spiega lo storico William Dalrymple. Ne è seguita una storia avvincente, che ha visto il Koh-i-Noor passare di mano in mano: dal fermacarte di uno studioso musulmano allo scintillante ornamento di un sovrano sikh. Quest’ultimo all’epoca controllava la regione del Punjab, oggi divisa tra pakistan e India, e la sua morte scatenò una guerra tra sikh e inglesi. Al termine di questa il figlio di 10 anni del defunto sovrano ha dato agli inglesi il gioiello quale parte dell’accordo di pace. Un bambino, che secondo l’India, era stato allontanato dalla famiglia e forzato a firmare l’accordo di pace che prevedeva la cessione dei gioielli di famiglia. “Di fatto il Koh-i-Noor è diventato, in epoca Vittoriana, il simbolo della potenza conquistatrice inglese. Oggi è solo il simbolo della razzia colonialista subita dall’India», precisa lo storico.

L’Inghilterra e la rivendicazione indiana

Il diamante fu quindi spedito in Inghilterra sulla nave Medea e arrivò a Londra nel 1850. Chi lo vide esposto durante l’Esposizione Universale di Londra, a Hyde Park, affermò tuttavia che la pietra era tagliata male ed era poco luminosa. La corte reale affidò dunque i lavori a uno dei gioiellieri di Mozes Coster, commerciante olandese di diamanti, perchè facesse tornare la pietra ai suoi sfarzi originari. L’India da tempo chiede la restituzione del diamante sostenendo che fu rubato dal regno Sikh. Una Ong indiana ha anche presentato una petizione chiedendo al governo di fare un’offerta per riportare il diamante “a casa”. Recentemente, il primo ministro Cameron ha detto che si sarebbe opposto alla restituzione della pietra. La Regina Elisabetta II, nel frattempo, non ha mai indossato il diamante incastonato nella corona della madre. Probabilmente una saggia decisione.

Koh-i-Noor
Il Koh-i-Noor visto da diverse angolazioni (Hulton Archive/Getty Images)

Lavinia C.

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