Anche il governo inglese dice no al trasferimento del piccolo Charlie

Charlie Gard coi suoi genitori (foto dal web)

Ancora un no al trasferimento presso l’ospedale Bambin Gesù di Roma del Charlie Gard, il bambino di dieci mesi affetto da una rara malattia e destinato a morire poiché i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, dove il piccolo è ricoverato, forti di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, avevano deciso di procedere con l’eutanasia contro la volontà dei genitori. Lo rende noto la Farnesina, spiegando che il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Angelino Alfano, ha avuto oggi una conversazione telefonica con il suo omologo britannico, Boris Johnson.

Alfano – spiega la nota – “ha colto l’occasione per sollevare il caso del piccolo Charlie Gard e ribadire l’offerta dell’Ospedale italiano ‘Bambino Gesù’ di accoglierlo. Il ministro Boris Johnson ha espresso gratitudine ed apprezzamento per l’offerta italiana ma ha spiegato che ragioni legali impediscono alla Gran Bretagna di accoglierla”. Già ieri, la presidente del nosocomio, Mariella Enoc, intervenendo a margine della presentazione della Relazione Sanitaria e Scientifica 2016, aveva rivelato che la strada era in salita: “L’ospedale ci ha detto che, per motivi legali, non può trasferire il bambino da noi. Questa è un’ulteriore nota triste”. Mentre prosegue la gara di solidarietà a livello internazionale a favore del piccolo Charlie Gard e dei suoi genitori, arriva questa nuova doccia fredda.

La stessa Mariella Enoc ha spiegato nel dettaglio quali sono i motivi che impediscono il trasferimento del bimbo nel nostro Paese: “Se noi fossimo disposti a eseguire la sentenza della Corte Suprema l’ospedale inglese potrebbe accettare il trasferimento di Charlie a Roma. Ma l’ospedale Bambino Gesù non può considerare questa opportunità. La Farnesina ha ottenuto la stessa risposta che l’Ospedale di Londra ha dato a noi. Loro non possono trasportare il bambino a meno che non applichiamo il protocollo indicato dalla Suprema Corte, che prevede di non praticare nessuna cura al bambino e di staccare la spina. È ovvio che abbiamo risposto di no”.

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GM