L’avvocato di Bossetti: “Così dimostrerò la sua innocenza”

Bossetti parla con la moglie Marita (ritaglio video)

Si è aperto venerdì mattina il processo d’Appello che vede imputato Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della giovane Yara Gambirasio. In aula era presente anche la moglie di Bossetti, Marita Comi: i giudici della Corte d’assise di secondo grado hanno concesso all’imputato, appena entrato in aula, di poterle stringere la mano. Mentre il sostituto Pg di Brescia, Marco Martani, ha chiesto di confermare la condanna all’ergastolo per Massimo Bossetti, in questi giorni l’attenzione si è concentrata su quelle che saranno le mosse della difesa dell’uomo.

Intervenuto ai microfoni di ‘Legge o Giustizia’ su Radio Cusano Campus, Claudio Salvagni, uno dei legali di Bossetti, ha parlato dello sfogo che il suo assistito ha avuto in aula venerdì: “Che Bossetti fosse adirato lo posso comprendere. Sono state ribadite infinite volte questioni già superate dalla sentenza. È stata nuovamente portata avanti la questione dei furgoni che la sentenza di primo grado ha praticamente smentito. È normale che l’imputato si arrabbi dato che non può disquisire del DNA”. Salvagni si è poi soffermato sulla cosiddetta super perizia sul Dna richiesta da lui e dal suo collega Paolo Camporini, dicendo che il materiale a disposizione per farla sarebbe finito: “Questo lo dice un consulente dell’accusa, il professore Casari. ‘Ho ancora i campioni conservati nei frigoriferi’, lo ha detto un consulente dell’accusa. Il punto è che sono state consumate le due tracce migliori ma ci sono comunque altre tracce”.

La foto satellitare che scagiona Bossetti

L’avvocato di Massimo Bossetti si è quindi soffermato sulla foto satellitare del campo di Chignolo d’Isola datata 24 gennaio 2011, della quale si parla in questi giorni e che mostrerebbe l’assenza del corpo di Yara Gambirasio in quel campo: “Che la procura giochi un po’ a nascondino risulta fuori discussione. Andrebbe chiesto a lei come mai non ci ha messo a disposizione tutti gli atti. Non è un derby, il pm deve trovare, insieme agli avvocati difensori, le verità processuali. Per noi è importantissima questa foto. Abbiamo sdoganato il processo penale 2.0. Abbiamo avuto la vicinanza di centinaia di persone che si sono interessate al caso. Ognuna a modo loro ha cercato di aiutarci. Gianluca Neri è riuscito ad entrare in possesso di questa foto che merita la massima attenzione”.

Questa foto – insiste Salvagni – “va letta congiuntamente alle informazione di Peter Gill, il padre della genetica forense. Lui ci ha detto che prima di affrontare qualsiasi argomento sul DNA bisogna valutare che quella traccia, di quella purezza, non può resistere all’aperto per più di cinque o sei settimane. Abbiamo quindi unito la testimonianza a questa fotografia. Le due cose insieme ci fanno riflettere. Se quel corpo è arrivato lì poco prima del ritrovamento, invece che tre mesi prima come sostiene la sentenza di primo grado, direi che cambia completamente la storia. La sentenza sarebbe da riscrivere”.

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GM