Omicidio Vannini, l’ora della verità: “Poteva essere salvato”

Marco Vannini coi genitori (foto dal web)

Sono passati poco più di due anni dalla morte di Marco Vannini, il ragazzo di 20 anni di Cerveteri ucciso da un colpo di pistola sparato dal padre della sua fidanzata, un luogotenente della Marina militare di 48 anni, Antonio Ciontoli. Nel corso di questo lungo periodo, la morte del giovane assunse sempre più i contorni del giallo. Qualche giorno fa, il 26 giugno, si è svolta una veloce udienza del processo che vede alla sbarra l’intera famiglia Ciontoli, oltre che Viola Giorgini, fidanzata del figlio del luogotenente, accusata di omissione di soccorso.

Nel corso di quest’ultima udienza, è stato affidato l’incarico a due medici che dovranno svolgere una perizia fondamentale: spetterà infatti a loro capire se Marco Vannini si sarebbe potuto salvare se fosse stato soccorso per tempo, dopo quel colpo di pistola che secondo la difesa di Antonio Ciontoli sarebbe partito accidentalmente dall’arma dell’uomo. Per la criminologa Roberta Bruzzone, tornata sul caso Vannini nella sua rubrica settimanale su ‘Giallo’, si tratta del nodo fondamentale intorno al quale ruota l’intera vicenda, ovvero la tempistica dei soccorsi. “Si tratta a mio avviso del nodo cruciale del processo. Se, come mi aspetto, i periti dimostreranno che Marco avrebbe potuto essere salvato, per la famiglia Ciontoli il quadro accusatorio diverrà davvero pesantissimo, anche alla luce di quanto già stabilito dai Ris”, scrive Roberta Bruzzone.

Un’altra perizia ha infatti smentito il fatto che Antonio Ciontoli non sapesse che l’arma fosse carica quanto ha sparato contro Marco Vannini. Inoltre, quel che stupisce, in questo misterioso delitto, sono i tanti tentativi di depistaggio, a partire dalle confuse telefonate al 118, in cui prima viene richiesta un’ambulanza, poi si dice che è tutto a posto e che “al massimo in caso richiamiamo”. L’avvocato delle parti civili, Celestino Gnazi, ha chiesto a tal proposito che i medici a cui è affidata la super perizia tengano conto anche di questo elementi, ovvero gli effetti che potrebbero aver causato le errate indicazioni date dai Ciontoli agli operatori del 118. Nell’udienza in programma domani, intanto, potrebbero essere nuovamente ascoltate le intercettazioni ambientali emerse nelle indagini e riguardanti le conversazioni dei Ciontoli in caserma, prima di essere interrogati sull’accaduto.

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GM