La mamma di Charlie: “Stanno per staccare la spina”

(Websource / Sun)

“Stanno per staccare le macchine di Charlie, ci ha detto stasera la mamma, Connie Yates”. A riferirlo è Piero Santantonio, presidente dell’associazione Mitocon che si occupa di malattie mitocondriali, la stessa patologia da cui è affetto il bambino di 10 mesi. E con l’occasione rivolge un appello alle autorità inglesi: “Fermatevi, il protocollo scientifico di trattamento sperimentale è pronto”.

Connie Yates “ci ha chiesto aiuto – spiega l’associazione Mitocon in una nota” e “dice che dall’ospedale stanno per staccare le macchine che tengono in vita il bambino. Già stasera o forse domani. Mitocon, insieme alla mamma e al papà di Charlie, fa dunque appello alle autorità del Regno Unito e ai medici dell’ospedale Gosh affinché sospendano ogni iniziativa di attuare i disposti della sentenza e chiede che sia assicurata ogni cura al piccolo affinché gli sia concesso di poter essere sottoposto alla terapia sperimentale i cui dettagli saranno resi noti a brevissimo”.

L’ultima speranza
“Vogliamo informare tutti coloro che in queste settimane hanno seguito e seguono con apprensione la vicenda del bambino inglese – aggiunge il presidente dell’associazione – che oggi pomeriggio si è tenuta una riunione tra i medici ed i ricercatori dell’equipe internazionale e tra poche ore sarà resa nota una posizione ufficiale rispetto alle possibilità terapeutiche percorribili per il piccolo Charlie”. “In particolare”, scrive l’associazione, “sono stati riconsiderati una serie di dati di efficacia della terapia nucleosidica che ha già dato dimostrazione di efficacia in un numero significativo di casi clinici trattati, con particolare riferimento ai risultati che dimostrano la possibilità dei nucleosidi di superare la barriera ematoencefalica. In base a queste ulteriori e nuove valutazioni il gruppo di lavoro è dunque giunto alla conclusione che la terapia nucleosidica possa essere efficace nel caso del piccolo Charlie. Abbiamo informato la famiglia Gard degli esiti di questa riunione e del fatto che a breve verrà pubblicato uno statement scientifico che farà il punto su questo argomento”.

La rivelazione arriva dopo il definitivo “no” a un trasferimento di Charlie in Italia per curarsi al “Bambino Gesù” di Roma, giunto ieri, con la telefonata tra il ministro degli Esteri britannico Boris Johnson e l’omologo italiano Angelino Alfano: “Ragioni legali non consentono lo spostamento del piccolo”. In realtà, una minima possibilità di trasferire il piccolo a Roma esiste, ma secondo la presidente dell’ospedale, Mariella Enoc, non è contemplabile: “Lo trasferirebbero solo se noi fossimo disposti a eseguire la sentenza della Corte Suprema: quindi a non curare più il bimbo e a staccare la spina. Ovvio che a questo abbiamo risposto di no, che noi non intendiamo farlo”. I responsabili del Great Ormond Street Hospital, dove adesso è ricoverato il bambino, hanno detto di essere costretti per “motivi legali” a non soddisfare la richiesta della famiglia. Non sono bastate le parole del Papa, né la mobilitazione del governo italiano. Intanto i genitori di Charlie puntano il dito contro lo stesso Great Ormond Street Hospital, lamentando di essere stati “tenuti all’oscuro” riguardo alla battaglia per salvare la vita di loro figlio, non essendo stati invitati alle “riunioni decisive sul suo futuro”, come se la loro opinione “non contasse nulla”. E continuano a sperare di poter trasferire il piccolo negli Usa, dopo che il presidente Donald Trump si è detto “lietissimo” di dar loro una mano.

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