Scoperta la particella Xi: “L’abbiamo inseguita per anni”

    Il Cern di Ginevra (Johannes Simon/Getty Images)

    Una scoperta importantissima è stata fatta nei laboratori del Cern di Ginevra, ossia la particella Xi che gli scienziati hanno inseguito da decenni e che ora aiuterà a studiare quella che è la ‘colla’ che tiene unita la materia, la forza forte, una delle quattro forze fondamentali della natura. La scoperta è stata fatta grazie all’acceleratore più grande del mondo, il Large Hadron Collider (Lhc). L’annuncio è invece arrivato in queste ore nel corso della conferenza della Società Europea di Fisica in corso a Venezia.

    Donatella Lucchesi, ricercatrice dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e dell’università di Padova e membro della collaborazione Lhcb, ha spiegato: “E’ la prima volta che si osserva una particella simile: un barione con due quark pesanti. Osservare una particella del genere è stato possibile grazie alla grandissima quantità di dati che sta producendo l’acceleratore Lhc. Questo permette di raggiungere un obiettivo non facile, come è riuscire a riprodurre la materia in tutti i suoi stati possibili”. Tale particella appartiene alla famiglia dei barioni, la stessa di cui fanno parte protoni e neutroni, costituenti la materia visibile. Anche la particella Xi, come tutti i barioni, è composta da tre quark, in base alla teoria di riferimento della fisica chiamata Modello Standard. La differenza con gli altri barioni finora noti è che in questi si trova un solo quark pesante, mentre la particella Xi ha due quark pesanti.

    Rileva Giovanni Passaleva dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: “Trovare una particella con due quark pesanti è di grande interesse perché può fornire uno strumento unico per approfondire la cromodinamica quantistica, la teoria che descrive l’interazione forte, una delle quattro forze fondamentali.Queste particelle contribuiranno così a migliorare il potere predittivo delle nostre teorie”. La “nuova arrivata” – aggiunge lo scienziato italiano – non esiste normalmente in natura, è molto instabile” e “viene prodotta negli acceleratori o quando i raggi cosmici, ad esempio protoni prodotti da una supernova che viaggiano nello spazio, raggiungono l’atmosfera e la colpiscono con tutta la loro energia”.

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    GM