Caso Vannini, non è stato Antonio Ciontoli ad uccidere Marco?

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Da oltre due anni si cerca di ricostruire la verità su quanto accaduto a Marco Vannini, ventenne bagnino di Cerveteri ucciso da un colpo di pistola mentre si trovava a casa dalla fidanzata. Nel corso delle indagini è emerso che ad esplodere il colpo di pistola fatale è stato  Antonio Ciontoli, luogotenente della Marina militare e padre della fidanzata. Ciontoli ha dichiarato che gli è partito un colpo mentre puliva l’arma, ma la dinamica dell’accaduto era fumosa e ben presto la vicenda ha assunto i contorni del giallo.

Lo scorso 5 luglio durante un udienza in cui tutta la famiglia Ciontoli insieme a Viola Giorgini (fidanzata del figlio del luogotenente accusata di omissione di soccorso) sono stati chiamati a testimoniare sull’accaduto, è emerso che i presenti avrebbero potuto salvare la vita al ragazzo. Ieri sera, nel corso di un’altra udienza in Corte d’Assise, un’inviata di ‘Quarto grado’ ha reso nota un’ipotesi che ha dell’incredibile: ad uccidere Vannini non sarebbe stato Antonio Ciontoli, ma il figlio Federico.

L’ipotesi nasce dalla testimonianza del carabiniere Manlio Amadori, uno dei primi ad intervenire sul luogo del delitto, il quale ha riferito alla corte le parole che Antonio gli disse quella sera, ovvero che non poteva dire la verità: “Perché altrimenti inguaio mio figlio Federico”. Questa rivelazione apre uno scenario d’indagine totalmente differente da quello ipotizzato fino a questo momento: se finora si è pensato che il padre di Martina, la fidanzata di Marco, avesse sparato in preda ad una forte gelosia, adesso si può pensare che si sia addossato la colpa per coprire il gesto sconsiderato del figlio.

Quest’ultima ipotesi potrebbe rivelarsi quella corretta, l’analisi dello stub, infatti, ha confermato che Federico e Martina erano presenti al momento dello sparo. Se questo scenario venisse confermato, resterebbe solo da capire il motivo che lo ha indotto a sparare al giovane bagnino.

F.S.