Massimo Bossetti (foto dal web)

Il processo d’Appello che vede imputato Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato in primo grado all’ergastolo per l’omicidio della giovane Yara Gambirasio, è in corso e la difesa dell’uomo sta facendo di tutto per provare a scagionare il proprio assistito o quantomeno ad attenuare la sua posizione. Nella prima udienza, il sostituto Pg di Brescia, Marco Martani, ha chiesto di confermare la condanna all’ergastolo per l’uomo mentre i legali di Bossetti hanno espresso la loro tesi: l’assassino di Yara non può essere il muratore di Mapello.

Ora, nell’udienza odierna tutta dedicata alla difesa, emerge dalla loro manica un altro asso. I legali infatti intendono attaccarsi anche ai vizi di forma: “Per aver una prova che comporta l’ergastolo per una persona bisogna rispettare le regole imposte dalla comunità scientifica che ci sta guardando”. Un assunto che secondo loro non è stato assolutamente rispettato durante le indagini sul caso. Ci si concentra in particolar modo sulla prova del Dna  che secondo i legali della difesa presenterebbe “261 criticità che inficerebbero il processo di formazione dell’accertamento genetico”.

Nell’aula della Corte d’assise di Brescia sono presenti come sempre oltre a Massimo Bossetti, anche sua moglie Marita Comi, sua madre Ester e sua sorella Laura. Insieme a loro il solito stuolo di fan innocentisti pronti a giurare che Bossetti non sia un assassino.

F.B.