“Una ragazza uccisa come Yara, dovete indagare”

Yara Gambirasio e Massimo Bossetti (foto dal web)

Avevano promesso un colpo di scena sicuri di avere un asso nella manica che impedisse ai giudici di condannare all’ergastolo il loro assistito. E così i legali di Massimo Bossetti hanno fatto la loro rivelazione tirando fuori una storia vecchia che presenta molti punti in comune con l’omicidio di Yara.

La difesa ha chiesto di acquisire il fascicolo sulla morte di Sarbit Kaur, una ventunenne di origine indiana scomparsa un mese dopo Yara. Un caso di cui si era occupato il pubblico ministero di Bergamo Letizia Ruggeri, archiviato come suicidio forse troppo in fretta. Ecco la ricostruzione di quanto accadde. La giovane si allontana dalla sua abitazione di Martinengo il 24 dicembre del 2010. Lascia la sua Honda Jazz blu, parcheggiata con le portiere chiuse all’ingresso del parco attrezzato Oasi verde. Il corpo della 21enne viene ritrovato senza vita sei giorni dopo, il 30 dicembre, a una ventina di chilometri di distanza da quel punto.

Agli investigatori si presenta in posizione prona con una profonda ferita alla testa e due tagli all’altezza dei polsi. Proprio su questo dettaglio insistono molto i legali di Bossetti. Quei tagli secondo loro sono molto simili a quelli inferti dall’assassino alla piccola Yara Gambirasio. Il volto presenta vaste ecchimosi. Una gamba è fratturata. Gli slip abbassati. I calzoni distanti un paio di metri. L’autopsia certifica il decesso per annegamento e così viene decretato il suicidio, un’ipotesi alla quale la famiglia Kaur non ha mai creduto. E i legali di Bossetti insistono: se l’assassino di entrambe fosse ancora libero?

F.B.