Marita: “Le ragazzine interessavano a me”

Marita Comi (foto dal web)

Il processo a carico di Massimo Bossetti per l’omicidio di Yara Gambirasio è in corso. In aula presenti come sempre la madre, la sorella e la moglie Marita Comi. Ed è proprio lei che oggi ha vacillato di fronte a quanto mostrato dall’accusa davanti a tutti. Com’è noto gli inquirenti hanno da sempre addebitato a Bossetti delle ricerche hard e pedopornografiche fatte dal computer di casa. Secondo la Procura e la Corte di Bergamo sarebbero l’evidente segnale delle “devianze” che avrebbero portato Bossetti a compiere l’atroce delitto.

Le imbarazzanti ricerche su internet (“ragazzine con vagine rasate” e “ragazze vergini rosse”) sono tornate prepotentemente in aula anche perché come sottolineato dall’avvocato Paolo Camporini, di alcune di quelle ricerche se ne prese la responsabilità proprio Marita Comi. “La donna guarda filmati pornografici” è stato detto in un’aula gelata dall’imbarazzo.

C’è una ricerca web in particolare sulla quale l’accusa si è concentrata maggiormente. E’ quella avvenuta alle 9:55 del 29 maggio 2014, solo 18 giorni prima dell’arresto. Gli inquirenti hanno accertato essere stata digitata proprio dall’imputato. Bossetti infatti si trovava solo in casa e non in cantiere, come da lui raccontato in un primo momento. Anche quella volta la chiave di ricerca fu “ragazzine”, mentre la moglie era dal parrucchiere e i figli a scuola. “In realtà Marita era in quel negozio alle 11.19, che non si trova molto lontano da casa – ha cercato di spiegare l’avvocato Camporini – dunque non si può escludere che sia stata lei a digitare quella parola. Del resto, l’ha ammesso lei stessa che queste cose le faceva”.

F.B.