Mentana-Renzi, lite in diretta tv – VIDEO

(Screenshot video)

Durante la trasmissione Bersaglio mobile condotta da Enrico Mentana su LA7 è andato in scena un duro scontro tra il giornalista e l’ex presidente del Consiglio. In poche parole Mentana non gliene ha perdonata una e spesso ha ripreso Renzi come uno scolaro disattento mettendolo anche più volte in imbarazzo. “Come dicevano i Brutos in una pubblicità, nonostante gli schiaffi che ti sei preso, ha sempre una bella cera. Sarò secco, ovviamente compatibilmente per noi due con il livello dietetico” ha esordito Mentana giusto per mettere a proprio agio l’ospite.

Interessante anche il passaggio sul giustizialismo. Renzi menziona il magistrato Giovanni Falcone: “Lui diceva che la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità, ma del khomeinismo. Khomeini era il dittatore dell’Iran”. “Veramente non era un dittatore”- risponde secco Mentana – “Era un’autorità religiosa, un capo spirituale. Il dittatore era quello coi baffetti”. “Diciamo un sincero democratico” – replica Renzi – “Era l’ayatollah supremo, la guida spirituale che in uno Stato teocratico è di fatto il dittatore. Non diciamolo, però, a Mentana, che ci rimane male”. “Ma se lo Stato è teocratico, è in linea con quella religione” – controbatte il giornalista”.

A dire il vero Mentana non era stato tenero con Renzi nemmeno qualche giorno fa quando sul tema migranti commentò così le proposte dell’ex premier: “Vedo che ora Renzi propone il numero chiuso per i migranti. Mi pare, per dirla chiara, insensato. Numero chiuso di chi? Se fuggi da una guerra hai diritto allo status di rifugiato: non puoi trovare Renzi sulla banchina che ti dice “purtroppo abbiamo raggiunto il limite massimo”. Convenzione di Ginevra e costituzione italiana non lo permettono. Il problema è che molti migranti affermano di fuggire da conflitti, mentendo per entrare: ed è per questo che ci sono quegli stipati centri di identificazione e accoglienza. Si fa domanda e si aspetta. Se non viene riconosciuto il diritto, il richiedente va respinto. A meno che non abbia già lasciato i centri, muovendosi come clandestino attraverso il territorio italiano, nella stragrande maggioranza dei casi diretto verso le frontiere nord. Già, perché quasi tutti i migranti non vogliono restare in Italia. Per nessuno di loro – aspiranti rifugiati o “migranti economici” – è possibile o sensato applicare un numero chiuso. E poi, ove mai, quale numero? Deciso in base a cosa? Posti letto? “Lavori che gli italiani non vogliono più fare”? Quota percentuale rispetto alla demografia del paese?”. 

Ecco il video dello scontro televisivo: