Suicida alla Reggia di Caserta, ecco la storia di Mirta

Mirta Rem Picci
Mirta Rem Picci (Facebook)

Si chiamava Mirta Rem Picci la donna morta suicida ieri alla Reggia di Caserta. La 44enne, architetto in servizio nella società partecipata Sma Campania, si recava spesso in quei luoghi per svolgere i suoi studi e proprio dal terzo piano della stupenda reggia ha deciso di tuffarsi per farla finita. “L’abbiamo sentita litigare al telefono, dopo ha riagganciato e si è seduta sul davanzale della finestra, proprio lì, di fronte agli uffici della Soprintendenza. Ha smanettato per qualche secondo con il cellulare, ma quando ha capito che volevamo salvarla si è lasciata cadere nel vuoto”. E’ questo il racconto di chi era lì a pochi passi da lei poco prima che compiesse il folle ed estremo gesto.

La donna è caduta da circa 16 metri d’altezza. Un custode ha avuto un malore quando l’ha vista riversa nel cortile, mentre altre persone presenti si affrettavano a chiamare gli inutili soccorsi. “Siamo tutti sotto choc – ha detto Enzo Zuccaro dell’ufficio stampa della Direzione della Reggia – e lo è specialmente il nostro collega che l’ha vista cadere, per il quale siamo stati costretti a chiamare il 118”.

Mirta era un donna molto riservata. Della sua vita lavorativa piena di successi e riconoscimenti si sapeva molto (era stata lei per esempio a curare il progetto per la Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta della nascita del polo turistico attrezzato nel parco archeologico e monumentale di Baia) della sua vita privata quasi nulla. Chi la conosceva mantiene il riserbo, ma da quanto si apprende il suo gesto potrebbe essere scaturito per una grande delusione d’amore arrivata in un’età nella quale si cerca stabilità non solo lavorativa, ma anche affettiva. Dal suo profilo Facebook si apprende che Mirta amasse la musica argentina e che uno dei suoi dischi preferiti si intitolasse “Abandonao”, un titolo forse tristemente profetico di ciò che le era capitato.

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F.B.