Yara Gambirasio: è arrivata la sentenza per Bossetti

Marita Comi (foto dal web)

E’ stata pronunciata poco fa la sentenza d’appello per Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato di aver ucciso la giovanissima Yara Gambirasio e già condannato in primo grado all’ergastolo. I giudici della Corte d’Assise si sono espressi con la conferma dell’ergastolo

Nel corso della sua requisitoria, il sostituto Pg di Brescia, Marco Martani, aveva chiesto di confermare la condanna comminata in primo grado. L’ultima udienza si era aperta con le dichiarazioni spontanee di Bossetti: “Da tre anni invoco la mia innocenza, da tre anni chiedo anche tramite i miei avvocati l’unica cosa che può consentire di difendermi, la perizia in contraddittorio sul Dna. Posso marcire in carcere per un delitto atroce che non ho commesso senza che mi sia concessa almeno questa possibilità? Confido che finalmente sia fatta Giustizia e io possa tornare a riabbracciare i miei cari da uomo libero e innocente quale sono, anche se ho una vita stravolta e comunque segnata per sempre. Lo spero io, lo devono sperare i Giudici, sono convinto che lo speri Yara da Lassù, almeno fino a quando il suo vero assassino che è ancora libero e sta ridendo di me e della Giustizia, sconterà la giusta pena”.

Sia alla vigilia che nel corso del processo d’Appello, l’attenzione si è concentrata su quelle che sono le mosse della difesa di Bossetti. Si tratta di “fandonie”, secondo il legale della famiglia della ragazzina, Andrea Pezzotta, che nei giorni scorsi è tornato ad attaccare la difesa dell’imputato, come già aveva fatto precedentemente. Lo scontro si è sviluppato in particolare sull’ormai nota fotografia satellitare scattata sul campo di Chignolo d’Isola il 24 gennaio 2011, prima la scoperta del cadavere di Yara Gambirasio. Altro nodo è stata la cosiddetta super perizia sul Dna richiesta dai legali di Bossetti. Infine, si è parlato a lungo delle ricerche a sfondo sessuale che avrebbe effettuato Bossetti col suo pc su “ragazzine” e a parlare della “sua navigazione su siti sadomaso”. Quelle ricerche delle quali Marita Comi si è attribuita le responsabilità.

GM