“Partorirò la figlia di mio cognato, e a mio marito va bene così”

(Websource / Mirror)

Rachel Wilcox, 31 anni e madre di tre figli, è una donna di Walton, nel Kentucky, (Usa) che sta dando prova di grande altruismo e generosità. Quando alla sorella di suo marito Amanda Patterson, 33 anni, è stato diagnosticato un cancro al colon in fase avanzata che l’ha fatta diventare sterile, si è offerta di portare in grembo la sua bambina. E tra poche settimane la metterà al monda.

La terribile diagnosi era arrivata nel 2014, poche settimane dopo che Amanda aveva conosciuto Reid, suo attuale compagno. “Ero a pezzi – ricorda la stessa Amanda – . Gli ho detto che se voleva lasciarmi era libero di farlo, dal momento che non avremmo potuto avere figli. Ma lui mi ha risposto che mi amava e voleva restare con me”. In quel periodo Rachel – mamma di Adia, 6 anni, Isla, 5, e Ike, 2 – era incinta del terzo figlio. “Ho raccontato al mio medico della situazione di Amanda – spiega la 31enne – durante un controllo, e lui mi ha suggerito che potevo fare da ‘mamma surrogata’. Lì per lì mi sono messa a ridere. Avevo già detto a tutti che mi sarei fermata alla terza gravidanza”.

Ma il suggerimento del dottore continuava a girarle in testa. Conosceva molto bene Amanda ed era una sua grande amica da anni, avendo come detto sposato suo fratello, Micah, informatico 31enne, nel giugno 2007 dopo un lungo fidanzamento che risaliva ai tempi del liceo. Così, venuta meno anche la possibilità per Amanda e Reid di adottare un figlio, date le sue condizioni di salute, il 4 luglio dello scorso anno Rachel ha parlato con loro dell’ipotesi di una “maternità surrogata”. “Ne ho parlato con Amanda prima ancora che ne discutessi con Micah – ricorda Rachel – . Non cedo che abbia preso molto sul serio le mie parole”. Lei però ha insistito, e dopo essersi confrontata con suo marito ha mandato due lunghi sms ad Amanda e Reid, per spiegare loro che la sua proposta era “serissima”.

Una “babysitter estrema”
“All’inizio hanno risposto che non avrebbero potuto mai chiedermi una cosa del genere – continua Rachel – . Ma io ho replicato che ero la persona ideale per farlo”. Così, qualche giorno dopo Amanda e Reid hanno detto “sì”. Hanno scelto la “surrogazione gestazionale”, la quale non comporta alcun legame biologico tra la donna che intraprende la gravidanza e i “committenti”, in quanto nell’utero della madre surrogata viene impiantato un embrione fecondato in vitro dai genitori che affittano l’utero stesso. E lo scorso febbraio, dopo una serie di esami del sangue, i medici incaricati hanno confermato che Rachel era rimasta incinta al primo tentativo (e al prezzo di quasi 40.000 sterline, circa 45.000 euro, costati duri sacrifici e rinunce ai due futuri genitori, ma questa è un’altra storia…).

“Non ci sono parole per esprimere la gratitudine che provo verso di lei – dice Amanda – . Rachel è la persona più generosa e altruista che io conosca. Si è sacrificata senza misura per noi e non potrò mai fare abbastanza per ripagarla”. Rachel è oggi alla 31° settimana di gravidanza, e il prossimo 4 ottobre (o giù di lì) darà vita a un’attesissima femminuccia. “Mio marito mi ha sostenuto senza riserve – aggiunge Rachel – e non ha pensato che portare in grembo la figlia di sua sorella fosse una cosa strana. Entrambi vogliamo fare del nostro meglio per aiutarli a costruirsi una famiglia”. Quanto alla sua esperienza di madre “surrogata”, dice che “è diverso da quando ero incinta dei miei figli. So che avrà sempre un legame speciale con questa ragazza, ma non mi sento sua madre. Sono un po’ come una sua tutrice. Una babysitter estrema , diciamo”. Anche i suoi figli hanno reagito molto bene alla notizia: “Un giorno ho sentito Isla che diceva: ‘Mia mamma è incinta. Ma la bambina è di zio Reid e dunque non la terrà con sé”, conclude con una risata.

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