Punisce il figlio che fa i capricci: arriva la Polizia e comincia un “incubo”

(Websource / Mirror)

Il “momento peggiore” della sua vita. Così Mary (il nome è di fantasia) ricorda il giorno in cui gli agenti di Polizia le hanno portato via i suoi due bambini, prelevandoli dai lettini nei quali stavano dormendo, perché colpevole di aver reagito “male” ai loro capricci. Uno dei due era appena nato, e le è stato sottratto assieme all’altro per oltre due mesi. Di lì ha avuto inizio una “battaglia da incubo”, protrattasi per più di 8 settimane, per riaverli indietro.

Era una sera come tante dello scorso novembre quando il figlio maggiore, identificato semplicemente come Vincent, in un impeto di gelosia nei confronti del fratellino neonato ha cominciato a fare i capricci. La mamma gli ha chiesto di non rubare i giocattoli al piccolo, e ha poi cercato di calmarlo, ma lui era “una furia”. Poi, data l’inutilità di ogni suo tentativo, ha preso in braccio il bambino e l’ha messo sulla veranda esterna della casa dei suoi suoceri. Lei è rimasta a pochi passi da lui, sorvegliandolo a distanza, e dicendogli che sarebbe potuto rientrare a patto che smettesse di infastidirla. Due ore dopo, però, gli uomini del locale sceriffo (il “fattaccio” è successo negli Usa) hanno bussato alla porta per informarla che era indagata per abusi e danni nei confronti di minore.

Come in un film
A raccontare la vicenda è la diretta interessata sul sito Mom.me. “Mi è sembrato di essere in un film”, ricorda Mary, che all’epoca era in procinto di trasferirsi in Germania con la sua famiglia. “Viviamo in un complesso di appartamenti sicuro e ben recintato, e ci sono barriere alte almeno un metro tra la veranda e la strada”. E “io non mi sono mai allontanata più di 30 cm da lui”. Tant’è.

La donna è stata interrogata “per un paio d’ore” assieme a suo marito, prima di sentirsi dire che doveva seguire gli agenti in commissariato. Pochi minuti dopo i suoi bambini sono stati portati via. Mary, formalmente accusata di abbandono di minore, ha passato la notte in carcere. “Mi hanno persino vietato di allattare”, dice. Tutto questo mentre suo marito veniva messo “sotto torchio” in casa sua da un operatore del Department of Children and Family Services (DCFS). Solo l’indomani Mary è stata rilasciata – ma senza i suoi figli.

Vincent era stato affidato a un centro per minori, mentre il più piccolo aveva trovato accoglienza presso una struttura interna della Polizia. Circa due settimane dopo, a seguito di una domanda di affidamento temporaneo, i due bambini sono stati consegnati a un’amica di famiglia. Nelle settimane successive Mary e suo marito hanno potuto vederli solo due volte a settimana – e rigorosamente in un luogo pubblico. Per lo meno, però, la mamma è riuscita a nutrire il neonato col suo latte, grazie alla “spola” dell’amica di famiglia. Poi la vicenda è finita in tribunale, e lo scorso febbraio, dopo numerosi rinvii, i due bambini sono finalmente tornati a casa. Ora Mary e la sua famiglia vivono in Germania, come da programma. Ma quell’esperienza sarà difficile da dimenticare, assieme alla sensazione, conclude la mamma “incriminata”, che sia stato “sprecato” tanto tempo con il loro “caso” a detrimenti di altri minori che probabilmente erano, loro sì, davvero in una condizione di “concreto pericolo”.

(Websource / Mirror)

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