Charlie, l’ultimo abbraccio: “Ha aperto gli occhi e ci ha fissati”

Connie Yates e Charlie Gard (foto dal web)

Si torna a parlare di Charlie Gard, il piccolo destinato a morire poiché i medici del Great Ormond Street Hospital di Londra, forti di una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, avevano deciso di procedere con l’eutanasia contro la volontà dei suoi cari. Il piccolo è deceduto lo scorso 28 luglio e ora sua mamma Connie Yates trova la forza di raccontare al ‘Daily Mail’ gli ultimi momenti di vita del figlio: “Ha aperto gli occhi e ci ha guardato per l’ultima volta. Poi li ha chiusi e se n’è andato. Ci avevano detto che che sarebbe morto in 5 o 6 minuti dopo aver staccato le macchine, ma il suo cuore ha smesso di battere dopo 12 minuti”.

Charlie Gard, una volta deceduto, è potuto tornare a casa, come peraltro richiedevano i suoi genitori come ultima volontà. Connie Yates ricorda ancora: “Una volta arrivati è stato bellissimo sedersi e vederlo, lì, disteso come un bambino qualunque. Non più circondato dai macchinari e nulla che oscurasse il suo bellissimo faccino. Vedere il nostro Charlie, a casa, dormire nella sua culla, proprio dove doveva essere”. Charlie Gard, al termine di un travagliato iter, ha trascorso invece le ultime ore in un centro assistito per malati terminali su ordine del giudice dell’Alta Corte di Londra. L’ultima speranza  Connie Yates e Chris Gard l’avevano riposta in un luminare straniero: così un medico americano, Michio Hirano era arrivato nel Regno Unito, prima aveva incontrato i medici che curano il piccolo, poi era atteso un suo responso sul caso davanti all’Alta Corte. Grande anche la mobilitazione internazionale, che aveva coinvolto Papa Francesco, mentre anche l’ospedale Bambino Gesù di Roma si era offerto di accoglierlo.

Intanto oggi uno degli operatori sanitari dell’ospedale londinese dove Charlie Gard è stato ricoverato sul ‘Guardian’ interviene attaccando chi in Rete avrebbe trasformato la vicenda in una “soap opera”, poi aggiunge che il personale dell’ospedale “ha amato questo bambino”. Durissimo l’attacco in particolare ai social media: “Avete contribuito al dolore della famiglia, avete combattuto una battaglia di cui non sapete nulla, e non è stata di aiuto a nessuno”.

GM