“Era un angelo”: parla la mamma di Vincenzo Ruggiero

(Websource / archivio)

“E pensare che l’assassino mi ha abbracciato, baciato, rassicurato che Vincenzo sarebbe ritornato a casa. Se avessi saputo che lo aveva già ucciso, non sarebbe uscito vivo da casa mia”. Non si dà pace la madre di Vincenzo Ruggiero, il giovane attivista ucciso “per gelosia” dall’ex militare Ciro Guarente. La donna ha preso parte alla fiaccolata che si è tenuta a Ponticelli, periferia est di Napoli, davanti al luogo dove è stato ritrovato il corpo massacrato della vittima. Suo figlio “era un angelo, cresciuto con tutti i principi sani”, ha poi detto, “e ho lottato perché i media lo chiamassero Vincenzo Ruggiero”. Il riferimento è evidentemente al modo in cui spesso è stato trattato dai media l’efferato delitto di cui il giovane è stato vittima, e alla tendenza a porre l’accento sugli orientamenti sessuali dei soggetti coinvolti.

A chi le domanda se ritiene che Guarente abbia avuto dei complici, la mamma di Vincenzo risponde: “Non lo so. Certo non so dove una persona così mingherlina abbia potuto trovare questa forza”. Poi lancia un appello al reo confesso: “Ora, Ciro mi dica dove sono i resti di mio figlio, così che io possa celebrarlo e portarlo a casa”. Tante le persone che, con lei, hanno aderito all’iniziativa per ricordare il 25enne di Parete, tra cui anche semplici abitanti del quartiere. “La triste notizia ci ha sconvolti – si legge in uno striscione – . Noi vogliamo giustizia per Vincenzo… Ponticelli è con te. Il dolore è anche nostro”.

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EDS