Milano, modella rapita: “Mi hanno legato e messo dentro un borsone”

    (Websource/archivio)

    Ieri sono stati condivisi alla stampa i dettagli del rapimento avvenuto a Milano ai danni della modella inglese. La ragazza, Chloe Ayling, era stata rilasciata il 17 luglio, dopo diverse settimane di prigionia, quando il suo carceriere, Lucas Herba, aveva scoperto che era madre di un bambino di 2 anni: nonostante il criminale di origine polacca sostiene di far parte di un’organizzazione che si occupa di vendere le ragazze in aste sul deep web, pare che si siano posti un limite, quello di non rapire e vendere ragazze che hanno figli.

    In seguito alla diffusione delle notizie riguardanti questa assurda vicenda, il quotidiano inglese Daily Mail ha diffuso un’intervista fatta ad un vicino di casa del rapitore, in cui questo dice di aver pensato che si trattasse di una persona strana, era sempre solo in casa e non invitava mai nessuno, ma che non avrebbe mai pensato che sarebbe stato capace di una simile nefandezza.

    Oggi lo stesso quotidiano inglese ha avuto modo di intervistare brevemente anche la sfortunata protagonista della vicenda che dopo tutto quello che le è capitato non vede l’ora di tornare a casa ed abbracciare i suoi cari. Inizialmente Chloe spiega come sia stata attirata a Milano con la scusa di un servizio fotografico, ma che quando si è presentata: “Un uomo con guanti neri mi ha afferrato da dietro mettendomi una mano al collo e l’altra alla bocca per non farmi urlare. Un altro uomo coperto da un passamontagna nero mi ha fatto un’iniezione nell’avambraccio ed ho perso conoscenza”.

    Il terrore provato da questa ragazza è aumentato quando si è risvegliata dal torpore indotto ed ha capito di essere stata rapita: “Ho realizzato che mi trovavo nel portabagagli di un auto in movimento, avevo polsi e caviglie legate e la bocca chiusa dal nastro adesivo. Mi trovavo dentro un borsone e potevo respirare solo attraverso un foro”. La giovane modella infine ringrazia la polizia italiana e quella inglese per il lavoro svolto, quindi conclude dicendo: “Ho vissuto una terribile esperienza. Ho temuto per la mia vita secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, ora dopo ora. Sono appena tornata a casa dopo quattro settimane ed ancora devo rimettere in ordine i miei pensieri”.

    F.S.