14 anni, un destino terribile: l’ultima vacanza di Gea

Gea Papa (foto dal web)

Grande la commozione per la morte di Gea Papa, la quattordicenne di Monza precipitata da uno scoglio a Capo d’Orlando, nel Messinese. In tanti nella cittadina sicula conoscono sia i genitori di Gea che gli zii e i nonni. L’ultimo addio alla ragazzina morta domenica verrà dato proprio qui, poi la salma di Gea Pap verrà trasferita a Monza per la tumulazione. Nella caduta, l’adolescente ha riportato gravissime ferite alla testa e alla schiena. al momento del dramma, come spesso le capitava, si trovava sulla spiaggia di San Gregorio assieme ad alcuni amici. Subito le sue condizioni sono apparse gravissime e inutili si sono rivelati i soccorsi: quando l’eliambulanza è arrivata sul posto per lei non c’era più niente da fare.

Tra i messaggi di cordoglio, particolarmente sentito quello della società Società CSA Hockey Agrate, dove Gea Papa giocava da tempo: “La Società CSA Hockey Agrate tristemente saluta la sua atleta quattordicenne Gea, scomparsa prematuramente cadendo dagli scogli di Capo d’Orlando dove si trovava in vacanza con la famiglia. Sarai sempre nei nostri cuori e nei nostri colori”. Anche il nonno, Giovanni La Torre, poeta per passione, le ha dedicati dei versi, apparsi su La Gazzetta del Sud: “Poi il silenzio di sempre venne a stringere il collo alla notte mentre le acque in verde bluastro della bellezza cantata, continuavano a battere gli scogli. Ma, là in agguato, una mano compagna di strada della vita, ghermiva gli anni a fanciulla innamorata del mare”, scrive.

“Da sopra il monte, moneta d’oro incompiuta, la luna, passando tentò di dire qualcosa, e gli oleandri, fragili e intimi porsero i loro fiori” – prosegue nonno Giovanni – “L’ultima luce del giorno svelò dopo, al bordo delle pietre, il confine tra vita e morte affidandolo ad altri contorni che sbiancano come calce l’onda accarezzando innocenza di rosso fiore. Eterna ammutolisce la parola sullo stesso confine della bellezza ove il tempo semplice e innocente questa volta ha lasciato libero un nome di aquilino. Non è dato sapere se ci saranno ancora parole per cantare la bellezza bluastra del mare, per accarezzare quelle acque, i fiori e le erbe di Gea e i sogni nelle forme del bello e dei suoi quaderni, ove la vita continua in luogo impossibile da dimenticare, come fosse suono di pianoforte, anni d’amore di una goccia d’acqua che si percepisce come perpetua, al mascherone della fontana, nella carezza della sete, punto esistenziale di riferimento sottratto un giorno alla vita con violenza di piccone”.

GM