Muore mentre si allena, l’accusa: “Quella non era una palestra”

Mattia Dall’Aglio (Facebook)

Si tinge di giallo la morte di Mattia Dall’Aglio, 24 anni, azzurro del nuoto alle Universiadi in Corea del Sud 2015, specialista di rana e stile libero, che aveva mollato nell’ultimo periodo lo sport a livello agonistico La tragedia era avvenuta l’altro giorno nella palestra dei Vigili del Fuoco di Modena mentre si stava sottoponendo ad una seduta di pesi. Accompagnato dal tecnico Luciano Landi, aveva raggiunto la palestra, ma improvvisamente ha perso i sensi e si è accasciato. Ora la Procura di Modena vuole vederci chiaro sull’accaduto. Il fascicolo è in mano al sostituto Katia Marino e ci sarebbero già uno o più iscritti.

Queste le parole del procuratore capo Musti: “La procura ha aperto un fascicolo a seguito della morte del nuotatore, l’ipotesi per cui si lavora è l’omicidio colposo e daremo anche degli avvisi di garanzia ad uno o più indagati”.  Musti prosegue spiegando che “sarà fatto un atto garantito, ossia un’autopsia con tutti i crismi, con ogni accertamento possibile, anche sui liquidi biologici, non solo per accertare lo stato di salute del ragazzo, prima appunto della morte, ma anche qualora il giovane avesse assunto dei farmaci di qualunque natura che potrebbero, chissà, aver cagionato una situazione di pericolo, che può aver provocato, insieme ad altri fattori, ma ripeto, parlo di ipotesi, la morte”.

Quindi, spiega ancora il procuratore capo, “ai fini poi di opporre i risultati di questa autopsia agli indagati che potrebbero contestare anche l’esito dell’autopsia stessa, daremo avvisi di garanzia, a garanzia degli indagati. Lavoriamo su ipotesi a 360 gradi. In primo luogo c’è lo stato di salute del ragazzo, che anche se sportivo e giovane potrebbe aver avuto, parlo sempre di ipotesi, anomalie congenite delle quali non si è a conoscenza e, come accaduto in altri fatti analoghi, anomalie che a un certo punto saltano fuori e possono contribuire a cagionare l’evento mortale. In primo luogo lavoreremo sul corpo del povero ragazzo e lo analizzeremo in ogni dettaglio”.

Musti è durissimo: “Quel luogo viene chiamato palestra. Ma non è una palestra. Una palestra, come sappiamo, deve avere varie autorizzazioni quindi sono diverse autorità che interferiscono quando si apre una palestra. Non si tratta di una palestra ma di una stanza attrezzata alla buona con macchine, diciamo così, per fare palestra. Questa stanza attrezzata è priva di docce ed aria condizionata. Infatti il ragazzo è stato trovato da un signore che passava e che ha visto la porta aperta. Il ragazzo è entrato lì in assoluta solitudine. Questo luogo attrezzato a ‘sala macchine’ è in uso ad un numero limitato di persone che accedono attraverso una chiave detenuta dal bar”.

 

GM