Stop ai tagli: i dipendenti del Parlamento riavranno i loro stipendi

(TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Sono passate due estati da quanto Maurizio Paniz, ex parlamentare di Forza Italia, definito l’avvocato della casta, si scagliò contro i tagli agli stipendi d’oro dei dipendenti della Camera. Sollecitato in particolare sul fatto che un barbiere possa guadagnare 127mila euro all’anno Paniz non ebbe alcun problema a sostenere: “Basta coi luoghi comuni. Chi stabilisce se lo stipendio è fuori mercato? E se anche fosse, resta il principio giuridico: lo stipendio non si può modificare unilateralmente”. A suo avviso, si trattava di “professionisti straordinari, assolutamente fuori dal normale”.

Dopo un lungo braccio di ferro, però, a partire dal prossimo anno, chi teorizza che i duemila dipendenti di Camera e Senato – i quali hanno visto abbassarsi di molto i loro compensi in questo triennio – abbiano diritto a guadagnare cifre record sembra spuntarla. In pratica, il provvedimento sui tagli ai costi degli stipendi per i dipendenti di Montecitorio e Palazzo Madama scade il 31 dicembre 2017. E nessuno sta alzando un dito per chiedere una proroga. Il risultato sostanziale è che i barbieri, ad esempio, dovrebbero tornare a guadagnare 136mila euro lordi l’anno. Eppure quei tagli erano stati davvero radicali: il più alto erano i 105mila euro in meno per i consiglieri di entrambi i rami del Parlamento. Poi alla Camera il taglio più netto era quello di 70mila euro per documentaristi, ragionieri e tecnici. Al Senato gli stenografi avevano subito un taglio di 84 mila rispetto agli stipendi massimi. Tutto questo fino al 31 dicembre, appunto, poi tutto potrebbe tornare come prima.

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GM