Iran, finisce sotto processo a 15 anni. Ora la sentenza; “Impiccatelo”

(Websource/archivio)

L’Iran è uno dei pochissimi Paesi al mondo ad applicare ancora la pena di morte anche per rei confessi minorenni. Già questo dato lascia decisamente perplessi. Ma in questa storia c’è molto altro. Alireza Tajiki, un ragazzo di 15 anni, è stato condannato a morte con l’accusa di aver violentato e ucciso un suo amico. Il giovane ha confessato tutto, ma pare lo abbia fatto dopo tremende torture, pestaggi, frustate e sospensione con mani e piedi legati. Insomma non aveva scelta e ha dovuto dire anche ciò che non aveva commesso.

“Procedendo a questa esecuzione sfidando i loro obblighi di diritto internazionale e la grande indignazione dell’opinione pubblica internazionale, le autorità iraniane hanno ancora una volta crudelmente mostrato di ignorare del tutto i diritti dei minori. Questa vergognosa azione segna una svolta per l’ Iran e rivela la vacuità delle affermazioni secondo le quali l’Iran ha un valido sistema di giustizia minorile”, ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. La donna ha poi aggiunto: “Alireza Tajiki è stato il quarto minorenne al momento del reato messo a morte quest’anno in Iran.  La sua esecuzione, portata a termine nonostante avesse denunciato di essere stato costretto a confessare sotto tortura, conferma l’orrenda tendenza da parte delle autorità iraniane a mettere a morte persone arrestate quando erano minorenni, spesso al termine di processi profondamente iniqui”.

I giudici avevano il potere di sostituire la pena di morte con una sanzione alternativa. Evidentemente non è stato questo il caso.

F.B.