“Sono sempre eccitata”: Amanda racconta la sua strana “malattia” – VIDEO

(Websource / Mirror)

Anche il sesso può essere una malattia, e non solo nel senso – un po’ semplicistico e riduttivo – di una “fissazione” psicologica. Lo sa bene Amanda McLaughlin, una 23enne affetta da un disturbo davvero singolare: è sempre eccitata, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, e il sesso è per lei, prima ancora che un piacere, una necessità fisiologica da soddisfare più e più volte al giorno. “Ho bisogno di fare sesso”, dice la giovane americana ai colleghi del Mirror. Quando era appena adolescente i medici le hanno diagnosticato un disturbo ai genitali che le impedisce di lavorare e spesso persino di uscire di casa – insomma, di condurre una vita normale, il PGAD (persistent genital arousal disorder).

“Non è divertente essere eccitata per tutto il tempo”, ha detto la ragazza al programma della BBC “Three’s Living Differently”. La malattia in questione – che può colpire donne di ogni età – la porta a essere sembra “impaziente” e a provare perennemente la sensazione che precede l’orgasmo con forti dolori alle gambe e ai muscoli pelvici. E, di conseguenza, la costringe a prega il suo fidanzato Jojo di alleviare i sintomi facendo sesso. “Lui mi è di grande aiuto – confida Amanda – . E’ difficile mantenere in piedi un rapporto con questo problema – . Jojo non mi ha mai giudicata e non mi ha mai fatto sentire a disagio per come sono. Ma so che se non avessi questo disturbo sarei più felice”.

Tra equivoci e sensi di colpa
Quando si sono presentati i primi sintomi, a 13 anni, la madre di Amanda, Vittoria, non aveva idea di cosa fosse sbagliato in lei. “Nessuno mi ha mai creduto. Io continuavo a dire: ‘Ho bisogno di fare sesso, ho bisogno dell’orgasmo’… Tra i 15 e i 18 anni mi sono masturbata molto più di una normale adolescente. Tutti pensavano che fosse solo una dipendenza dal sesso”. La mamma era preoccupata perché era sessualmente molto attiva: “La mia famiglia pensava male di lei e io ero frustrata perché credevo fosse ipocondriaca… I medici mi dicevano che non aveva nulla e io dubitavo di quello che mi diceva. Credevo fosse semplicemente una p…..a. Mi sento ancora in colpa per non averle creduto”.

Oggi, grazie all’aiuto di un’équipe di ricercatori dell’università del Michigan, per Amanda c’è qualche possibilità di guarigione. La dottoressa Priyanka Gupta, docente di neurologia, spiega che “essendo una malattia molto rara non abbiamo molti studi a disposizione e non sappiamo quali siano esattamente le sue cause. Ma sperimenteremo diverse terapie, e sono molto fiduciosa di poter garantire ad Amanda un miglioramento della sua condizione”. Per ora, oltre agli impacchi di ghiaccio e a qualche antidolorifico, l’unico rimedio è quello “tradizionale”…

EDS