“Io sono Kim, tuo dio”, condannato a morte chi si ribella

Kim Jong-un (foto dal web)

Kim Jong-un sta condannando a morte un crescente numero di coreani nordorientali che non lo adorano più come Dio vivente. Lo rivela un’inchiesta realizzata dagli Usa. Il suo regime spietato perseguita migliaia di persone che hanno il coraggio di esercitare “altre religioni” all’interno delle sue frontiere. La crudeltà del dittatore sta portando alla prigionia, alla tortura e perfino all’esecuzione dei dissidenti. Emerge dall’inchiesta che sempre più persone si rivolgono a religioni tradizionali come il buddismo e il cristianesimo, piuttosto che seguire il cosiddetto culto dei Kim. Tra questi sono decine di migliaia coloro che hanno rifiutato di iscriversi all’esercito.

Nel rapporto si legge: “Anche il numero di obiettori di coscienza che rifiutano il servizio militare per ragioni non religiose è anche in aumento, secondo le ONG locali, avvocati e gruppi religiosi”. L’articolo 86 della Costituzione nordcoreana afferma: “La difesa nazionale è il dovere e l’onore supremo dei cittadini. I cittadini difenderanno il paese e serviranno nelle forze armate come richiesto dalla legge”. Kim Jong-un vede la forza del suo esercito più importante di prima, poiché ora si è messo in competizione con l’America di Trump.

Il Dipartimento di Stato Usa, nella sua relazione, sottolinea chiaramente che la Corea del Nord nega al suo popolo il “diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione”. Si legge ancora: “Il governo ha continuato ad affrontare duramente coloro che si sono impegnati in quasi tutte le pratiche religiose attraverso esecuzioni, torture, pestaggi e arresti”. Secondo quanto riferito, ci sarebbero “circa 80.000-120.000 prigionieri politici, alcuni incarcerati per ragioni religiose”. Le ragioni della libertà religiosa in Corea del Nord sono sostenute in particolar modo da un oppositore al regime, membro della Coalizione mondiale per fermare il genocidio in Corea del Nord, che ha base a Seul.

Ha spiegato l’oppositore politico: “La persecuzione ufficialmente sancita delle persone per ragioni religiose è ancora lì e, direi, ancora più forte di prima. In passato, il popolo doveva adorare la famiglia Kim come loro dio, ma molti coreani oggi non rispettano più Kim Jong-un. Ciò significa che stanno cercando qualcos’altro per sostenere la loro fede. In alcuni luoghi, ciò ha portato all’emersione di riti sciamanici, ma la chiesa cristiana sta crescendo e approfondendo le sue radici. Anche se le persone sanno che potrebbero essere mandate in prigione – o peggio – stanno scegliendo di adorare, e questo significa che nel regime e nel sistema sono presenti più crepe”. Nel 2013, il Partito dei lavoratori della Corea ha modificato il sistema ideologico del paese per garantire che i civili mostrino “assoluta obbedienza” a Kim. Lo zio di Kim, Jang Sung-Taek, è stato giustiziato quando ha messo in discussione il culto.

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GM