Diventa mamma a 10 anni: “Pensava fosse un calcolo allo stomaco”

(Websource / archivio)

Diventare mamma a 10 anni. E’ quanto successo a una bimba indiana abusata sessualmente per mesi da uno zio, e alla quale la Corte Suprema indiana aveva rifiutato un aborto per lo stato avanzato del feto. Il parto è avvenuto oggi in un ospedale di Chandigarh (India settentrionale). Madre e figlia sono state poste in rianimazione in condizioni che i medici definiscono “stabili”. E quanto prima la neonata verrà data in adozione.

La vicenda della bimba, di origine nepalese, è stata oggetto di un ampio dibattito che ha poi visto prevalere la tesi secondo cui un intervento di aborto alla 33esima settimana avrebbe avuto implicazioni troppo pesanti, e che l’unica opzione valida era portare a termine la gravidanza. Tanto i medici che  familiari della gestante, data la sua tenera età, le hanno tenuto nascosta la verità fino all’ultimo: la bambina è entrata in sala operatoria convinta che le avrebbero “rimosso un calcolo dallo stomaco”.

In realtà, i genitori stessi della bambina avevano scoperto della gravidanza solo alcune settimane fa, a metà luglio, quando la figlia, che denunciava dolori, è stata sottoposta a una visita ginecologica. In quell’occasione lei stessa rivelò tra le lacrime che da sette mesi uno zio la violentava (quest’ultimo è stato poi arrestato). Il dottor Dasari Harish, capo dell’equipe medica che si è occupata del “caso”, ha confermato che la neonata, di 2,2 kg, “è leggermente sotto peso”. “Speriamo che si riprenda presto”, ha aggiunto. Quanto alla madre, “ha avuto un parto che sapevamo essere a rischio, ed è ora in condizioni stabili in una stanza appositamente preparata”. L’équipe di medici che ha seguito il parto era formato da tre ginecologi, un anestesista, un neonatologo e un pediatra.

Un parto “forzato”
Un portavoce dell’ospedale ha poi fatto sapere che la nascita, prematura, è avvenuta stamattina attraverso un parto cesareo che si è svolto comunque “senza problemi” nonostante i rischi legati alla giovanissima età della madre. Un medico ha aggiunto che “la bambina era troppo piccola per sostenere un parto normale. Le sue ossa pelviche non sarebbero state abbastanza forti per spingere il nascituro, e l’organismo non aveva la forza necessaria per sopportare i dolori del parto”.

D’altro canto, il 28 luglio scorso la Corte Suprema aveva negato l’autorizzazione all’aborto per lo sviluppo troppo avanzato del feto, giunto alla 33° settimana, ordinando alle autorità indiane di predisporre tutte le misure di assistenza per il parto. E questo nonostante la bimba soffra fin dalla nascita di problemi cardiaci. Interrompere la gravidanza, a detta dei medici interpellati, sarebbe stato “troppo rischioso”. In India – Paese che nel 2015 ha registrato il non invidiabile primato di 20.000 casi di violenza sessuale su minori – l’interruzione della gravidanza è possibile in casi particolari, e mai oltre la 20° settimana.

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EDS