Una recente consultazione elettorale (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

L’età minima per poter far parte dell’elettorato attivo, ovvero per poter votare, potrebbe abbassarsi da 18 a 16 anni. Si tratta di una delle proposte del Movimento 5 Stelle, che fa parte del programma Affari Costituzionali che gli attivisti hanno potuto valutare e votare in queste ore. “Per noi è importante abbassare l’età in cui è consentito il diritto di voto, portandola a 16 anni” – spiega il Movimento 5 Stelle – “Vogliamo uniformare l’età degli elettori delle due Camera che, oggi, è diversa, 18 anni per votare i deputati e 25 anni per poter votare i senatori”. Stando a quanto dice il senatore pentastellato Nicola Morra in un video, “questa differenza contribuisce a produrre risultati diversi e, spesso, maggioranze diverse nei due rami del Parlamento. Per risolvere questo problema basta equiparare le età, senza cancellare il voto per una delle Camere”.

Già da tempo il deputato Danilo Toninelli del Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge che va in questa direzione e che trova il parere favorevole, ad esempio, del Partito Democratico, che peraltro applica già questo principio alle sue primarie interne, facendo votare i cittadini che abbiano compiuto i 16 anni d’età. Il presidente del Pd, Matteo Orfini, ha detto di non avere “nulla in contrario” a questa ipotesi e lo stesso Matteo Renzi si è espresso favorevolmente. La proposta di legge piace alla Lega Nord e al suo leader Matteo Salvini, che mette in evidenza la necessità di coinvolgere i giovani nelle scelte politiche.

Giorgia Meloni, leader di FdI-An, si è detta “favorevole ma con iscrizione su base volontaria dei 16enni alle liste elettorali”. Insomma, dovrebbe essere un voto “per scelta” e non un diritto di tutti. Diversificate invece le posizioni in Forza Italia: se Renato Brunetta non si esprime, Mariastella Gelmini si è detta contraria, mentre il senatore Lucio Malan favorevole. Ma il Movimento 5 Stelle ha aperto una discussione al proprio interno sulle riforme istituzionali, sottoponendo diverse proposte ai propri iscritti, in particolare riguardanti “il contenimento dei costi della politica, la semplificazione, la partecipazione, la democrazia diretta, la trasparenza e la meritocrazia”.

Ma innanzitutto – spiegano i pentastellati – occorre “sanare le storture provocate dai vincoli esterni imposti all’Italia negli ultimi anni, all’insaputa dei cittadini”. Per questo motivo “proponiamo la rimozione dalla Costituzione del pareggio di bilancio, senza la quale ogni proposta di investimenti produttivi è solo pura propaganda”. Viene poi proposta l’introduzione dell’obbligo “di consultare i cittadini per autorizzare qualsiasi cessione della sovranità popolare ad enti sovranazionali”. Si tratta di “una pratica seguita in molti Paesi dell’Unione europea, a cui da noi si è fatto ricorso solo una volta, ben prima del Trattato di Maastricht e degli altri Trattati europei. Solo se a decidere del Trattato sul libero scambio con il Canada o con gli Usa, e sugli altri Trattati, saranno i cittadini, per previsione costituzionale inderogabile dai partiti, e non un’oligarchia eletta con leggi incostituzionali, potremo tornare a sperare in un futuro migliore per l’Italia”.

Proposta poi ancora una volta la riduzione del “numero dei parlamentari e delle loro indennità, nonché la modifica dell’immunità penale dei parlamentari, che deve essere limitata alle opinioni e ai voti espressi nell’esercizio delle funzioni”. Si passa poi per la cancellazione definitiva delle Province e del Cnel dalla Costituzione. Sul referendum, c’è l’ipotesi di cancellare “il quorum costitutivo che è diventato solo uno strumento usato dai partiti per invalidare il risultato. Proponiamo l’introduzione del referendum propositivo, in modo che si possa consentire agli stessi cittadini di proporre una legge e non solo di cancellare quelle approvate dal Parlamento”.

“Siamo a favore dell’introduzione di un vincolo di mandato che impedisca il trasformismo e la nascita in Parlamento di partiti mai votati da nessuno”, scrive ancora il Movimento 5 Stelle, che chiede la possibilità di esercitare un maggiore controllo dei componenti delle Autorità indipendenti, “attraverso un sistema di nomine uniforme, innovativo e trasparente”. I pentastellati evidenziano: “Il nostro sistema mira a far sì che i responsabili di queste Autorità che controllano il mercato, l’energia, le telecomunicazioni, la privacy, e tanti altri settori essenziali della cosa pubblica, non siano condizionati da pressioni politiche e conflitti d’interesse”.

Poi si chiede una vera e propria cittadinanza digitale per nascita: “Vogliamo conoscere la vostra opinione sull’introduzione in Costituzione di una vera e propria cittadinanza digitale per nascita: cioè di un’identità, anche online, riconosciuta dallo Stato, necessaria non solo per assicurare a tutti i cittadini quello che oggi è un nuovo diritto fondamentale, cioè il diritto di accesso alla rete, ma anche per semplificare il rapporto con la Pubblica amministrazione”. Si passa poi alla richiesta di una semplificazione dei processi amministrativi, abbattendo “le inutili barriere burocratiche per avere un vero diritto di accesso agli atti e ai servizi della Pa”. Scrive il Movimento 5 Stelle: “Devono essere premiati i più meritevoli e non coloro che cercano delle scorciatoie”. Infine andrebbero ridotti “gli apparati burocratici statali”, rendendo “la regione l’ente di raccordo tra lo Stato e i Comuni per l’attuazione delle politiche pubbliche”.

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GM