L’aiuto cuoco mette il lassativo nell’acqua dello chef

Il non andare d’accordo con il proprio capo porta anche a compiere dei gesti clamorosi. E’ quello che è successo in una cucina di un ristorante di Milano Marittima. C.R., 37enne aiuto cuoco calabrese con precedenti ha ripetutamente versato del lassativo nell’acqua del suo superiore, una chef di un noto hotel della località turistica romagnola. Sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza dell’albergo ad incastrarlo. Voleva metterla in difficoltà ed ha pensato a questo gesto, ripetuto nel tempo. Forse troppo, visto che è stata proprio questa sua perseveranza ad incastrarlo. Lesioni personali aggravate continue, questa la denuncia che è successivamente arrivata all’uomo.

Una vicenda che ha scosso il mondo della cucina In merito è intervenuto anche il noto chef Gianfranco Vissani, intervistato da ‘quotidiano.net’: ”Troppe ore di lavoro, troppo sfruttamento. Sono pochissimi quelli che accettano un posto dopo aver chiesto quanto si guadagna esattamente. Si buttano e poi vedono. Così finiscono in balìa di chef mercenari, più o meno celebri, che impongono il loro modo arrogante di lavorare e di comandare. Lo impongono anche ai proprietari, che devono far tornare i conti e pagano gli ultimi arrivati solo quando capita. Queste persone odiose e mediocri stanno distruggendo tutto, col fattivo aiuto delle guide gastronomiche”.

Il noto chef punta il dito anche sui programmi televisivi di cucina: ”Guardano Masterchef, pensano chissà che cosa, mettono il naso in una cucina e solo lì si rendono conto. Sa quanti sono quelli che dopo un giorno non si fanno più vedere? Tanti. Perché non reggono a quell’inferno. Però vorrei aggiungere una cosa su quella storia dei lassativi. Certi comportamenti non sono sempre imprevedibili. Un cuoco dovrebbe cogliere i segnali di tensione o di conflitto. Avevo un collaboratore che piantava grane e non faceva mai quel che gli chiedevo. L’ho messo alla porta. Che cosa direi a un giovane che si è messo in testa di fare il cuoco? Che non è tutto oro quello che luccica, ovviamente. Ci vogliono una lunga gavetta, un titolo di studio, un buon inglese parlato. E poi bisogna entrare in cucina con intelligenza e cautela”.