Perdonò il terrorista che uccise suo padre: Antonia non c’è più

Antonia Custra (Facebook)

Gli anni Settanta, le pistole in piazza, i morti per violenza politica. Uno di questi si chiamava Antonio Custra: era un vicebrigadiere in forza al Terzo reparto celere di Milano, ucciso da un colpo di pistola durante una manifestazione dell’estrema sinistra. Era il 14 maggio 1977. Solo dieci anni dopo, grazie ad alcuni scatti, si arrivò a identificare il giovane che gli sparò: era Mario Ferrandi, militante di sinistra, passato poi nelle file di Prima Linea. Una vicenda dolorosa come tante quella del poliziotto di origini campane. Quando venne ucciso, sua moglie era incinta di Antonia, una ragazza che ha avuto un grande coraggio.

Infatti, trent’anni dopo quei fatti che avevano distrutto la sua famiglia, Antonia Custra aveva deciso di incontrare l’assassino di suo padre: “Ho bussato alla porta di Mario. Mi ha aperto, e ci siamo dati la mano. Ho visto una persona, un individuo. Mi sono sorpresa a pensare questo, e non che avevo davanti l’assassino di papà. Lui era più imbarazzato di me e ho cercato di sdrammatizzare: quando mi ha chiesto se volevo un caffè, gli ho detto di sì purché fosse buono come quello napoletano. Poi gli ho fatto vedere una foto di mio padre e lui mi ha detto sei identica a lui”.

“Io volevo sapere di quella morte, volevo capire. Ho fatto una fatica enorme a superare l’odio ostinato che mi ha accompagnato in tutti questi anni”, spiegava Antonia Custra, sottolineando poi in un’intervista al ‘Mattino’: “Dopo aver incontrato Mario ho pensato che eravamo vittime entrambi. Anche Mario, che all’epoca era un ragazzo, e che forse è stato un burattino in mano a qualcuno, ha avuto una vita distrutta dal marchio di terrorista. E ho capito che non era possibile andare avanti così. E abbiamo deciso di cercare di avere le carte del processo per rileggerle insieme e capire ancora meglio che cosa è successo, come sono andate le cose”.

Da quell’incontro sono passati dieci anni e oggi Antonia Custra, la giovane capace di perdonare il terrorista che uccise suo padre, non c’è più. Un tumore se l’è portata via prematuramente a 40 anni esatti dalla morte del suo papà. Tra i primi a rendere omaggio a questa donna coraggiosa, c’è proprio Ferrandi: “Eri una grande anima”, scrive su Facebook. Quindi aggiunge: “Antonia era piena di amore per tutto e per tutti. Aveva un grande cuore, la sua morte mi ha spianato”. La zia di Antonia Custra, Eugenia, ripercorre quarant’anni di lotta contro quel male silenzioso che ha ucciso la giovane: “Mia nipote non si è mai arresa, ha lottato fino alla fine come una leonessa”.

Quindi ricorda di come quell’incontro con l’assassino di suo padre le aveva cambiato davvero la vita: “Mia nipote non aveva mai accettato la morte di Antonio e aveva sempre nutrito odio nei confronti di chi le aveva tolto il padre. Poi, incontrando Ferrandi si era resa conto che quell’odio che aveva covato per anni le stava facendo del male. Ed è finita che è stata lei a consolare lui. Da quel momento lei aveva cominciato a riconquistare il sorriso. Dopo quell’incontro aveva parlato nella scuola intitolata al padre. Aveva un discorso preparato, ma aveva lasciato perdere quelle pagine e aveva parlato direttamente ai ragazzi. Lasciate perdere l’odio, perché vi rovina la vita. Io ho perso parte della mia giovinezza ad odiare e credetemi, non ne vale la pena”.

GM