”Siamo qua, sotto le macerie”. ”Morirò, lo so”

Le scene simbolo del terremoto avvenuto due giorni fa ad Ischia sono sicuramente il salvataggio dei tre fratellini dalle macerie da parte dei Vigili del Fuoco, che si sono attivati immediatamente subito dopo i crolli, lavorando alacremente finché tutti e tre i piccoli non sono stati portati in salvo. In queste ore stanno venendo fuori tutti quei retroscena, anche drammatici, del triplo salvataggio. C’è stato fin da subito un rapporto strettissimo tra il pompiere e i bambini che erano sotto, soprattutto col più grande, Ciro, 11 anni, che ha contribuito in maniera notevole a portare in salvo i fratellini. ”Morirò?”, ha chiesto ad un certo punto il piccolo all’uomo che tentava di farlo uscire da quel cumulo di pietre. ”Non morirai. Vedi in quanti siamo qui ad aspettarti?”, ha risposto Marco, il Vigile del Fuoco che, insieme ai colleghi, si è speso tantissimo per questo salvataggio. ”Siamo qui, fate presto, tirateci fuori, fate presto!”. Sono le urla di Ciro, comprensibilmente spaventato, subito dopo il crollo. Il bambino è nella stanza da letto con Mattias, il fratello di otto anni, ed è lì che sono stati sorpresi dalla scossa. Ciro, da fratello più grande, sposta il fratello accanto a sé e lo abbraccia per proteggerlo, mentre la mamma è in bagno, l’unica parte della casa che resta in piedi. Il padre, invece, sta parcheggiando l’auto. Ed è proprio lui il primo a essere salvato alle 2,32 di notte.

Poi, dalle macerie, arriva il pianto di Pasquale, il piccolo di sette mesi, con Ciro che continua ad urlare. ”Stiamo qua!”. ”Abbiamo salvato tuo padre, salveremo anche voi”, promette Marco a Ciro e al fratello. Alle quattro si riesce finalmente a tirare fuori Pasquale. ”Ci ha guidati il pianto, poi abbiamo visto il pannolino e lo abbiamo preso”, racconta Teresa Di Francesco, che fa parte del team Usar e già protagonista a gennaio del salvataggio dei bambini rimasti sotto la valanga del Rigopiano. ”Abbiamo salvato anche tuo fratello. Ce la faremo”, viene ancora rassicurato Ciro da Marco. Una notte lunghissima e poi alle otto di mattina ecco il varco che permette di far passare dell’acqua per dissetare i due. Alle undici il varco permette di far uscire Mattias. ”Dove mi portate? Voglio stare a casa”, dice lui, in stato di shock. Ora c’è solo Ciro da solo tra le macerie. E qui il momento peggiore. ”Sei un bugiardo! Morirò, lo so”, urla lui a Marco. ”Non morirai, dobbiamo andare a mangiare una pizza insieme”, gli rispondono da fuori. Ciro è a quattro metri di profondità, sepolto sotto un cumulo di travi, ferro, cemento. A mezzogiorno Ciro ha la testa e le braccia libere, ma la gamba invece è ancora bloccata. Ci vorrà più di un’ora prima di poterlo estrarre dalle macerie. ”Trovare i bambini vivi e salvarli: è questo che ci da’ la forza di andare avanti e lavorare senza sosta anche per giorni”, racconta Teresa Di Francesco.

M.O.

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