Il prete pro-migranti sveste l’abito talare e si candida a sindaco

Don Franco De Donno (foto dal web)

Tiene ancora banco la vicenda di don Massimo Biancalani, il parroco di Vicofaro a Pistoia, che ha portato i migranti in piscina qualche giorno fa. Qualche giorno fa, gli attivisti di Forza Nuova avevano annunciato che avrebbero “presidiato” la messa domenicale del sacerdote, come puntualmente avvenuto ieri. Ora però emerge un’altra vicenda, quella di don Franco De Donno, viceparroco della chiesa Santa Monica di Ostia, anch’egli vicino ai migranti, tanto da aver supportato alcune iniziative di solidarietà insieme agli operatori dell’associazione Baobab Experience.

Il sacerdote 71enne, infatti, ha deciso di spogliarsi degli abiti talari per candidarsi a ‘minisindaco’ nel Municipio X di Ostia a capo di una lista civiva dell’area della sinistra movimentista, Laboratorio Civico Municipio X. Una decisione che non è passata inosservata, con le proteste di CasaPound, che attraverso Luca Cirimbella, delegato di Ostia, accusa: “De Donno è lo stesso che si rifiutò di benedire la targa di Alberto Giaquinto, militante del Msi ucciso negli anni Settanta. Altrettanto sono note le sue posizioni immigrazioniste: dalla difesa degli occupanti dell’ex colonia Vittorio Emanuele al sostegno agli accampamenti abusivi dei rom”. Chi difende don Franco De Donno è invece Gianluca Peciola, ex capogruppo Sel in Campidoglio: “In questo Paese i fascisti di Forza Nuova vengono scortati in chiesa, e quelli di CasaPound agiscono indisturbati e protetti da poteri forti e istituzioni a Ostia. Tanto protetti da poter intimidire un parroco coraggioso come Franco De Donno. Noi siamo con Franco, con il suo impegno civico e sociale. Quello che per i fascisti è insopportabile. È successo oggi e non deve succedere più!”.

Senza dubbio più articolato è il giudizio di monsignor Giovanni D’Ercole, segretario della Commissione Episcopale per le comunicazioni sociali e vescovo di Ascoli Piceno, secondo il quale la scelta del sacerdote “mostra l’assenza di laici cristiani formati ed espressi dalla comunità che compiano gesti del genere”. Il vescovo invita a una riflessione sul perché un prete “senta il dovere di supplire a mancanze oggi imperdonabili”. Monsignor D’Ercole ricorda che “essere sacerdote in frontiera e poi diventare amministratori sono due cose assai diverse” e che “i preti in politica hanno sofferto sempre molto”. Viene ricordata l’esperienza di don Sturzo e che i sacerdoti che hanno scelto la politica “talora sono stati traditi da coloro stessi che li incoraggiavano perché credo che le mediazioni in politica esigono molta esperienza”.

Nel frattempo, don Franco De Donno ha salutato i suoi parrocchiani con queste parole: “Carissime e carissime tutti, è giunto il momento opportuno perché io lasci l’impegno parrocchiale nell’amatissima parrocchia di Santa Monica. Oggi la vita della quale Dio è autore mi chiama a rispondere ‘sì’ nel campo della politica istituzionale. Rimango profondamente immerso nella grazia del sacramento dell’ordine anche se le norme canoniche e civili mi impediranno di esercitarlo”. Quindi ha spiegato di dover seguire “una nuova chiamata verso traguardi di giustizia sociale”.

GM