Elena Ceste, c’è attesa per il verdetto della Cassazione

Elena Ceste (foto dal web)

Pronto il ricorso alla sentenza d’appello per l’omicidio di Elena Ceste, che ha visto condannato a 30 anni di carcere il marito Michele Buoninconti. L’uomo ha sempre proclamato la propria innocenza: “Sono innocente, non c’è stato nessun omicidio”, ha detto in più occasioni. Secondo i giudici d’Appello, però, “Elena Ceste non si suicidò, nè fu vittima di morte accidentale. Dovendo essere esclusa ogni ipotesi alternativa, il suo decesso di provocato da un’azione omicidiaria del marito”.

La sentenza d’Appello motiva anche il movente dell’omicidio, ovvero “la scoperta del perdurante tradimento della moglie, avvenuto con il rinvenimento degli sms di S. [il presunto amante] il 21 gennaio e dunque con la constatazione che inutilmente [Michele Buoninconti] aveva ‘impiegato diciotto anni per raddrizzare vostra madre’, come dirà in una delle conversazioni intercettate in via ambientale ai figli.

Dalle colonne del settimanale ‘Giallo’, esprime pochi dubbi sulla colpevolezza di Michele Buoninconti anche la nota criminologa Roberta Bruzzone: “Si tratta di una tesi piuttosto fragile, a mio avviso, priva del benché minimo riscontro, che si è letteralmente frantumata contro la solidità delle argomentazioni dell’accusa ed è stata smentita dalle sentenze dei due precedenti gradi di giudizio”, spiega facendo riferimento alla tesi dell’accidentalità portata avanti dalla difesa dell’uomo.

Roberta Bruzzone prosegue: “La difesa non è mai riuscita a dimostrare che Elena Ceste abbia avuto una crisi psicotica la mattina in cui è scomparsa, senza mai, peraltro, dare segni di squilibrio in precedenza e senza una storia di rilevanza psichiatrica alle spalle”. Per tale ragione, conclude la criminologa, “a mio avviso, la condanna verrà confermata anche in Cassazione”.

 

GM