Critiche alla Kyenge, Borghezio condannato: “Fu attacco razzista”

(Websource/archivio)

Mario Borghezio, europarlamentare della Lega Nord, è stato coinvolto nell’ennesimo episodio controverso che ha contraddistinto la sua lunga carriera politica. Lo scorso 18 maggio l’esponente della prima ora del Carroccio era stato condannato per delle frasi di dubbio gusto pronunciate nei confronti di Cecile Kyenge, allora ministro per l’Integrazione. A Borghezio in particolare è stato imputato un marcato comportamento di stampo razzista, ed la Quarta Sezione del Tribunale di Milano lo ha condannato al pagamento di una multa da mille euro oltre che ad un ben più salato risarcimento da 50mila euro in favore della stessa Kyenge. La motivazione dei giudici riguardo all’accaduto è che “è di tutta evidenza che le espressioni utilizzate nel corso dell’intervista, ascoltata da molte persone sono particolarmente diffamatorie perché si fondano su un’idea razzista della inferiorità della cultura del Paese d’origine”.

E’ stato razzismo

Borghezio, in diretta radio al programma ‘La Zanzara’ del 29 aprile 2013 aveva esclamato: “Gli africani sono africani”, facendo riferimento a tradizioni tribali e simili e dicendo “un c… che gli abbiamo dato un posto in un’Asl. Per affermare che la civiltà africana non ha prodotto grandi geni, basta consultare l’Enciclopedia di Topolino, non occorre che lo dica io”. L’accaduto è stato derubricato dai giudici stessi come diffamazione aggravata ritenendo che Borghezio abbia fatto della propaganda di idee basate su odio razziale. Sempre per i giudici infatti, oltre ad un attacco di stampo politico nei confronti della Kyenge c’è stato anche una innegabile espressione di intolleranza nei confronti delle idee di quest’ultima relativamente alle leggi sulla cittadinanza e sull’immigrazione, il tutto passando per violenti attacchi di natura personale verso l’ex ministro, originaria proprio dell’Africa. La difesa di Borghezio aveva sempre sostenuto che le illazioni del proprio assistito fossero invece prettamente politiche, e condite da una forte satira. Per i giudici non è stato così: le parole dell’esponente leghista erano state di vero e proprio disprezzo a causa delle sue origini africane. Inoltre “il concetto di propaganda razzista non è una semplice manifestazione di opinione, ma è integrata da una condotta volta alla persuasione e a ottenere il consenso del pubblico, come può avvenire, ad esempio, nel corso di un comizio o di un’assemblea”.

S.L.

IL TG DI OGGI 2 SETTEMBRE 2017