Stupra un bimbo disabile: il giudice lo scarcera subito – VIDEO

(Websource / archivio)

Ha confessato di avere stuprato un ragazzino disabile (con gravo deficit psichici) di 13 anni, dopo averlo subdolamente attirato in un luogo appartato, ma nonostante ciò il Gip di Reggio Emilia Giovanni Ghini nei giorni scorsi lo ha rimesso in libertà, con il solo obbligo di firma perché in lui ha ravvisato uno “straordinario senso di autodisciplina”. Il “caso” del pedofilo 21enne Akhtar Nabeel è stato al centro di un’infuocata puntata de Dalla Vostra Parte dello scorso 30 agosto, di cui vi riproponiamo un estratto. La decisione del Gip, oltre a suscitare una generale ondata di indignazione nella comunità locale (e non solo), ha scatenato anche la protesta di trenta sindaci. Il giovane pakistano reo confesso vive ora in un condominio della Bassa pieno di bambini, a ottanta metri dall’ingresso di una scuola, e a meno di cento dal palazzo in cui abita la sua vittima, in attesa del processo. Tecnicamente potrebbe darsi alla fuga da un momento all’altro.

Le autorità italiane stanno indagando su eventuali precedenti nel nostro Paese: il sospetto che il pedofilo abbia commesso altri reati è infatti molto forte. Anche la comunità pakistana ha mal digerito la cosa e sta collaborando con la Procura per gli accertamenti su eventuali precedenti in Pakistan. Sul giudice Ghini, invece, pende la richiesta dell’apertura di una pratica al Consiglio superiore della magistratura, presentata dal consigliere laico Pierantonio Zanettin per verificare “se sussistano profili di incompatibilità ambientale o funzionale“.

Quelle “anomalie” sull’accoglienza in Italia
Intanto sono emerse anomalie sulle modalità con cui lo straniero è stato accolto in Italia. Il legale Giuseppe Laspina spiega: “Per farsi concedere il permesso ha raccontato che suo padre aveva un debito e che lui, per estinguerlo, lavorava per il creditore fino a ridursi in schiavitù, così è partito per l’Italia. Ma non è credibile: in Pakistan aveva libertà di movimento. E poi, quando se n’è andato, la sua famiglia non ha avuto ritorsioni dal creditore”. Non a caso la sua prima domanda, quella di asilo politico, era stata bocciata. Il 3 luglio, però, l’immigrato ha ottenuto una tutela (seppur minore) dal tribunale di Caltanissetta: la protezione sussidiaria.

Anche Clede Maria Garavini, Garante regionale per l’infanzia, è intervenuta sul caso, chiedendo una maggiore “integrazione delle azioni svolte dai vari soggetti per proteggere adeguatamente le vittime”. E Luca Vecchi, sindaco Pd di Reggio Emilia, annunciando che il Comune si costituirà parte civile al processo ha dichiarato: “Si devono avviare le procedure per la revoca dello status con la conseguente espulsione immediata”. Ma ha preso le distanze da una manifestazione di solidarietà organizzata dalla Lega: “Le loro affermazioni sono indice di rozzezza culturale e di inadeguatezza come forza di governo. Qui parliamo della dignità di un bimbo disabile. Non mandiamo tutto in vacca“.

EDS