Stupro di Rimini, parla la poliziotta: “Impressionata da tanta ferocia”

(Websource / archivio)

“Feroci” in branco, ma “mansueti” se presi singolarmente. Così la poliziotta che ha preso gli stupratori di Rimini, Francesca Capaldo, dirigente del Servizio operativo (Sco), descrive la indole dei quattro “mostri”. “È stata lampante ed evidente la discrasia fra il loro atteggiamento – racconta al Corriere della Sera – il loro modo di fare, quasi da bambini, e l’efferatezza di questo reato gravissimo, raccontato dai volti e delle parole delle vittime”. Un comportamento che ha stupito anche chi, come lei, si occupa da parecchio tempo di reati violenti. Capaldo è infatti rimasta “impressionata dalla ferocia di questi ragazzi”. “Sono molto giovani, eppure hanno tirato fuori una carica d’odio enorme – racconta ancora al Corriere della Sera – forse il fatto di muoversi in branco. Quando li abbiamo interrogati si sono mostrati mansueti. E invece il racconto delle due donne, le lesioni che hanno inferto loro, dimostrano che sono riusciti a tirare fuori una forza brutale – conclude – erano accaniti in maniera bestiale, non mi era mai capitato di vedere una cosa del genere tra estranei”.

Quanto alla lunga e complessa operazione di cattura, “è stato un lavoro di squadra formidabile e in una settimana siamo riusciti a braccarli tutti”. Le immagini delle telecamere di sicurezza che immortalano il branco che passeggia in spiaggia sono state la chiusura del cerchio, ma a fornire “elementi precisi” alle indagini e a mettere gli inquirenti “sulla pista giusta” è stata la transessuale peruviana. “Ha capito che poteva fidarsi e ha parlato con noi senza imbarazzi – spiega la numero uno dello Sco – grazie alle sue parole siamo riuscite a ricostruire ogni dettaglio, è stato come vedere con i suoi occhi che cosa era accaduto quella notte. Ed è stato davvero impressionante”. Un ruolo importante, però, lo ha avuto anche la collega della Polizia Scientifica Roberta Rizzo che, con il suo lavoro, è riuscita a cogliere “ogni dettaglio delle testimonianze”. “Non a caso ho parlato di lavoro di squadra – chiosa Capaldo – e certamente non mi riferisco soltanto alle donne”. Il fatto che a mettere le manette al quarto uomo siano state due donne è però, come sottolinea il Questore di Rimini Maurizio Improta, “un gesto simbolico che ha reso giustizia alle vittime delle violenze”.

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