Ucciso dai buttafuori, gli amici: “Non ha fatto nulla per meritarlo”

Giuseppe Galvagno (foto dal web)

Si continua a parlare della vicenda in cui ha trovato la morte il 50enne Giuseppe Galvagno. L’uomo è stato trovato agonizzante in un parcheggio in zona Eur non lontano da viale Oceano Atlantico, fuori da una discoteca. La vittima, un imprenditore originario di Catania ma residente a Roma, è stato soccorso intorno all’una e trenta di notte, ma per lui non c’era nulla da fare. Per la sua morte sono stati arrestati i cinque buttafori della discoteca, con l’accusa di concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Nei giorni scorsi, era intervenuto Giancarlo Liberati, titolare della discoteca fuori dalla quale è morto Giuseppe Galvagno, sostenendo la tesi che l’avventore ucciso fosse un attaccabrighe. L’autopsia svolta presso l’istituto di medicina legale del Policlinico Gemelli dice che Galvagno è morto per un’estesa emorragia cerebrale causata con ogni probabilità dai calci e pugni in testa rifilatigli durante l’aggressione. Intanto, i legali della famiglia della vittima sono intervenuti pubblicamente difendere la memoria dell’uomo: “Non era un soggetto violento e molesto. È una ricostruzione totalmente infondata”, dicono gli avvocati Gianluca Benedetti e Chiara De Bellis.

Sulla stessa lunghezza d’onda la testimonianza di Patrizia, che lo conosce da trent’anni, e che spiega: “Gli ha detto: Cosa vi ho fatto per meritarmi di essere trattato così?”. Patrizia racconta: “Io ho conosciuto Giuseppe Galvagno quando aveva vent’anni cioè trent’anni fa e siamo rimasti sempre amici. Era come un fratello per me. Giuseppe era un siciliano focoso, irruento, ma era una persona meravigliosa, che faceva volontariato nella mia onlus e anche in un’altra, dove seguiva i bambini disabili. Era un uomo buono, di gran cuore”.

“Avrà fatto un commento forse un po’ troppo azzardato, ma sicuramente non violento”, prova a ricostruire Patrizia, ricordando: “Non si può uccidere un uomo solo per una parola. Ma poi cosa avrà detto mai? Era con la sua compagna. Io posso capire che si dica che abbia sbagliato a dire una parola in più. Ma si può uccidere per questo?”. Giuseppe Galvagno è uscito fuori dalla discoteca, accompagnato dai due buttafuori, mentre la compagna lo seguiva a breve distanza: “Poi lei si è allontanata e tornando l’ha trovato agonizzante”, ha spiegato Patrizia, concludendo: “Ho dovuto dire a sua madre che era morto e come era morto. Una cosa terribile”.

 

GM