Sparita da casa a 16 anni: ansia nel Salento per Noemi

Noemi Durini (Facebook)

“Si chiama Noemi è di Specchia (Lecce) ed è scomparsa da Domenica. Se la vedete contattate subito le forze dell’ordine! Ha 16 anni”, questo uno degli appelli per ritrovare Noemi Durini, un’adolescente del Sud Salento la cui scomparsa ha messo in ansia parenti e amici. La sua amica Emanuela ha scritto appena qualche minuto fa su Facebook: “Torna presto a casa, ci manchi”. La mamma di Noemi Durini, domenica scorsa, si è accorta che sua figlia mancava dalla sua stanza, ma non ha dato troppo peso alla cosa, perché in passato era già successo. Col passare delle ore, la preoccupazione è cresciuta e due giorni la donna è andata a denunciare l’accaduto ai carabinieri. In particolare era preoccupata che tutti gli effetti personali della 16enne fossero a casa, compreso il telefono cellulare e il portafogli.

La notizia della scomparsa di Noemi Durini è stata data ieri dal parroco, don Antonio De Giorgi, il quale durante la messa ha lanciato un invito a pregare perché l’adolescente torni presto ad abbracciare la sua mamma. La donna, che è assistita dall’avvocato Mario Blandolino, ha invitato chi avesse notizie di Noemi o l’avesse vista a invitare la ragazza a farsi viva, sostenendo che se si trattasse di una fuga volontaria sarebbe disposta a perdonarla. “Speriamo si tratti soltanto di una bravata e che Noemi ritorni presto”, ha detto Blandolino. Delle ricerche di Noemi Durini si occupano i carabinieri di Tricase e Specchia, ma l’appello è stato esteso anche fuori provincia e a Croce rossa, vigili del Fuoco, 118, che in queste ore continuano a ricevere dettagli utili al ritrovamento della giovane.

Nel primo pomeriggio di oggi era arrivato un appello a non diffondere false speranze: “Di fronte ad una situazione così delicata facciamo sentire la nostra vicinanza e supporto alla famiglia di Noemi in modo valido, smettendo di divulgare false e infondate notizie, in quanto sono controproducenti alla sua ricerca e allo stato d’animo dei cari. Saranno i media e le forze dell’ordine a fornirci notizie attendibili al momento opportuno, anche per non intralciare le indagini. Piuttosto, possiamo aiutare la famiglia in modo molto più efficace per esempio creando gruppi volontari di ricerca”.

GM