Botte e insulti a sfondo sessuale: salvata per miracolo dal mostro

(Websource / archivio)

Ha picchiato la sua fidanzata a sangue, riempiendola di calci e pugni, in un “attacco non provocato”, e secondo il giudice Geraint Walters “è capace di uccidere”. Per questo Kevin Evans, 42 anni, è stato condannato a una pena detentiva di 10 anni (8 in carcere e 2 in libertà vigilata) e a tre anni di interdizione dalla guida. Già nel 2013 era stato riconosciuto colpevole di “furto aggravato” e condannato a sei anni di carcere.

La vittima, aggredita nella sua casa di Dyffryn Cellwen, nel Galles, all’alba dello scorso 25 febbraio, ha riportato gravi ferite alla testa e sul resto del corpo a seguito di quella che lo stesso giudice ha definito un “attacco selvaggio”. Prima di scaricare la sua furia sulla poveretta, Evans l’ha ricoperta di insulti e offese a sfondo sessuale. Poi l’ha lasciata immobile a terra, in una pozza di sangue, probabilmente pensando che fosse morta. A salvarla è stato un vicino, allertato dalle urla che aveva sentito fin dentro casa sua.

Dai successivi controlli sono emerse gravi lesioni alle costole, alle braccia, al collo e alla schiena, tagli sul viso, un naso rotto e il danneggiamento forse permanente di un condotto lacrimale. Ma è un miracolo che non le sia andata peggio. “Mi ha tolto la mia vivacità e gioia di vivere”, ha dichiarato lei stessa dal suo letto di ospedale, chiedendo di mantenere il più stretto riserbo sulla sua identità per ragioni di privacy e di sicurezza.

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